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CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

DIRETTORIO
SU  PIETÀ POPOLARE  E  LITURGIA

PRINCIPI E ORIENTAMENTI

Città del Vaticano 2002


INDICE

Sigle
Dal «Messaggio» di Sua Santità Giovanni Paolo II
Decreto


INTRODUZIONE (1-21)

Natura e struttura (4)
I destinatari (5)
La terminologia (6-10)

Pio esercizio (7)
Devozioni (8)
Pietà popolare (9)
Religiosità popolare (10)
Alcuni principi (11-13)

Il primato della Liturgia (11)
Valorizzazione e rinnovamento (12)
Distinzione e armonia con la Liturgia (13)
Il linguaggio della pietà popolare (14-20)

I gesti (15)
I testi e le formule (16)
Il canto e la musica (17)
Le immagini (18)
I luoghi (19)
I tempi (20)
Responsabilità e competenze (21)

PARTE PRIMA

Linee emergenti
Dalla storia, dal Magistero, dalla teologia (22-92)

Cap. I. LITURGIA E PIETÀ POPOLARE ALLA LUCE DELLA STORIA (22-59)

Liturgia e pietà popolare nel corso dei secoli (22-46)
Nell’antichità cristiana (23-27)
Nel Medioevo (28-33)
Nell’epoca moderna (34-43)
Nell’epoca contemporanea (44-46)
Liturgia e pietà popolare: problematica attuale (47-59)

Indicazioni della storia: cause di squilibrio (48-49)
Nella luce della Costituzione liturgica (50-58)
L’importanza della formazione (59)

Cap. II. LITURGIA E PIETÀ POPOLARE NEL MAGISTERO DELLA CHIESA (60-75)

I valori della pietà popolare (61-64)
Alcuni pericoli che possono far deviare la pietà popolare (65-66)
Il soggetto della pietà popolare (67-69)
I pii esercizi (70-72)
Liturgia e pii esercizi (73-74)
Criteri per il rinnovamento dei pii esercizi (75)

Cap. III. PRINCIPI TEOLOGICI PER LA VALUTAZIONE E IL RINNOVAMENTO DELLA PIETÀ POPOLARE (76-92)

La vita cultuale: comunione col Padre,  per Cristo nello Spirito (76-80)
La Chiesa, comunità cultuale (81-84)
Sacerdozio comune e pietà popolare (85-86)
Parola di Dio e pietà popolare (87-89)
Pietà popolare e rivelazioni private (90)
Inculturazione e pietà popolare (91-92)

PARTE SECONDA

ORIENTAMENTI

PER L’ARMONIZZAZIONE DELLA PIETÀ POPOLARE CON LA LITURGIA (93-287)

Premessa (93)

Cap. IV. ANNO LITURGICO E PIETÀ POPOLARE (94-182)

La domenica (95)
Nel Tempo di Avvento (96-105)

La corona di Avvento (98)
Le  processioni di Avvento (99)
Le «Tempora d’inverno» (100)
La Vergine Maria nell’Avvento (101-102)
La  novena del Natale (103)
Il presepio (104)
La pietà popolare e lo spirito dell’Avvento (105)
Nel Tempo di Natale (106-123)

La Notte di Natale (109-111)
La festa della Santa Famiglia (112)
La festa dei Santi Innocenti (113)
Il 31 dicembre (114)
La solennità della santa Madre di Dio (115-117)
La solennità dell’Epifania del Signore (118)
La festa del Battesimo del Signore (119)
La festa della Presentazione del Signore (120-123)
Nel Tempo di Quaresima (124-137)

La venerazione a Cristo crocifisso (127-129)
La lettura della Passione del Signore (130)
La «Via Crucis» (131-135)
La «Via Matris» (136-137)
Settimana Santa (138-139)
Domenica delle Palme

Le palme e i rami di ulivo o di altri alberi (139)
Triduo pasquale (140-151)
Giovedì Santo

La visita al luogo della reposizione (141)
Venerdì Santo

La processione del Venerdì Santo (142-143)
Rappresentazione della Passione di Cristo (144)
Il ricordo della Vergine addolorata (145)
Sabato santo

L’«Ora della Madre» (147)
Domenica di Pasqua

L’incontro del Risorto con la Madre (149)
La benedizione della mensa familiare (150)
Il saluto pasquale alla Madre del Risorto (151)
Nel Tempo Pasquale (152-156)

La benedizione annuale delle famiglie nelle loro case (152)
La «Via lucis» (153)
La devozione alla divina misericordia (154)

La novena di Pentecoste (155)
La domenica di Pentecoste (156)
Nel Tempo durante l’anno (157-182)

La solennità della santissima Trinità (157-159)
La solennità del Corpo e Sangue del Signore (160-163)
L’adorazione eucaristica (164-165)
Il Cuore sacratissimo di Cristo (166-173)
Il Cuore immacolato di Maria (174)
Il Sangue preziosissimo di Cristo (175-179)
L’Assunzione della Beata Vergine (180-181)
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (182)

Cap. V. LA VENERAZIONE PER LA SANTA MADRE DEL SIGNORE (183-207)

Alcuni principi (183-186)
I tempi dei pii esercizi mariani (187-191)
La celebrazione della festa (187)

Il sabato (188)
Tridui, settenari, novene mariane (189)
I «mesi mariani» (190-191)
Alcuni pii esercizi mariani raccomandati dal Magistero (192-207)

Ascolto orante della Parola di Dio (193-194)
L’«Angelus Domini» (195)
Il «Regina caeli» (196)
Il Rosario (197-202)
Le Litanie della Vergine (203)
La consacrazione - affidamento a Maria (204)

Lo scapolare del Carmine e altri scapolari (205)
Le medaglie mariane (206)
L’inno «Akathistos» (207)

Cap. VI. LA VENERAZIONE PER  I SANTI  E I BEATI (208-247)

Alcuni principi (208-212)
I Santi Angeli (213-217)
San Giuseppe (218-223)
San Giovanni Battista (224-225)
Il culto tributato a Santi e Beati (226-247)

La celebrazione dei Santi (227-229)
Il giorno della festa (230-233)
Nella celebrazione dell’Eucaristia (234)
Nelle Litanie dei Santi (235)
Le reliquie dei Santi (236-237)
Le sante immagini (238-244)
Le processioni (245-247)

Cap. VII. I SUFFRAGI PER I DEFUNTI (248-260)

La fede nella risurrezione dei morti (248-250)
Significato dei suffragi (251)
Le esequie cristiane (252-254)
Altri suffragi (255)
La memoria dei defunti nella pietà popolare (256-260)

Cap. VIII. SANTUARI E PELLEGRINAGGI (261-287)

Il Santuario (262-279)
Alcuni principi (262-263)
Riconoscimento canonico (264)
Il santuario luogo di celebrazioni cultuali (265-273)
Valore esemplare (266)
La celebrazione della Penitenza (267)
La celebrazione dell’Eucaristia (268)
La celebrazione dell’Unzione degli infermi (269)
La celebrazione di altri sacramenti (270)
La celebrazione della Liturgia delle Ore (271)
La celebrazione dei sacramentali (272-273)
Il santuario luogo di evangelizzazione (274)
Il santuario luogo della carità (275)
Il santuario luogo di cultura (276)
Il santuario luogo di impegno ecumenico (277-278)
Il Pellegrinaggio (279-287)

Pellegrinaggi biblici (280)
Il pellegrinaggio cristiano (281-285)
Spiritualità del pellegrinaggio (286)
Svolgimento del pellegrinaggio (287)

CONCLUSIONE (288)


SIGLE

AAS Acta Apostolicae Sedis
CCCCatechismo della Chiesa Cattolica
CCLCorpus Christianorum (Series Latina)
CIC Codex Iuris Canonici
CSELCorpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum
DS H.Denzinger – A. Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum.
EI Enchiridion Indulgentiarum. Normae et concessiones (1999)
LG Concilio Vaticano II, Costituzione Lumen gentium
PGPatrologia graeca (J.P. Migne)
PLPatrologia latina (J.P. Migne)
SCConcilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium
SChSources chrétiennes


Dal «MESSAGGIO»  di Sua Santità Giovanni Paolo II
all’Assemblea Plenaria
della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
(21 settembre 2001)

2. La Sacra Liturgia, che la Costituzione Sacrosanctum Concilium qualifica come il culmine della vita ecclesiale, non può mai essere ridotta a semplice realtà estetica, né può essere considerata come uno strumento con finalità meramente pedagogiche o ecumeniche. La celebrazione dei santi misteri è innanzitutto azione di lode alla sovrana maestà di Dio, Uno e Trino, ed espressione voluta da Dio stesso. Con essa l’uomo, in modo personale e comunitario, si presenta dinanzi a Lui per rendergli grazie, consapevole che il suo essere non può trovare la sua pienezza senza lodarlo e compiere la sua volontà, nella costante ricerca del Regno che è già presente, ma che verrà definitivamente nel giorno della Parusia del Signore Gesù. La Liturgia e la vita sono realtà indissociabili. Una Liturgia che non avesse un riflesso nella vita diventerebbe vuota e certamente non gradita a Dio.

3. La celebrazione liturgica è un atto della virtù di religione che, coerentemente con la sua natura, deve caratterizzarsi per un profondo senso del sacro. In essa l’uomo e la comunità devono essere consapevoli di trovarsi in modo speciale dinanzi a Colui che è tre volte santo e trascendente. Di conseguenza l’atteggiamento richiesto non può che essere permeato dalla riverenza e dal senso dello stupore che scaturisce dal sapersi alla presenza della maestà di Dio. Non voleva forse esprimere questo Dio nel comandare a Mosè di togliersi i sandali dinanzi al roveto ardente? Non nasceva forse da questa consapevolezza l’atteggiamento di Mosè e di Elia, che non osarono guardare Iddio facie ad faciem?

Il Popolo di Dio  ha bisogno di vedere nei sacerdoti e nei diaconi un comportamento pieno di riverenza e di dignità, capace di aiutarlo a penetrare le cose invisibili, anche senza tante parole e spiegazioni. Nel Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia.

La celebrazione liturgica presieduta dal sacerdote è un’assemblea orante, radunata nella fede e attenta alla Parola di Dio. Essa ha come scopo primario quello di presentare alla divina Maestà il Sacrificio vivo, puro e santo, offerto sul Calvario una volta per sempre dal Signore Gesù, che si fa presente ogni volta che la Chiesa celebra la Santa Messa per esprimere il culto dovuto a Dio in spirito e verità.

Mi è noto l’impegno profuso da codesta Congregazione per promuovere, insieme con i Vescovi, l’approfondimento della vita liturgica nella Chiesa. Nell’esprimere il mio apprezzamento, auspico che tale preziosa opera contribuisca a rendere le celebrazioni sempre più degne e fruttuose.

4. La vostra Plenaria, anche in vista della preparazione di un apposito Direttorio, ha scelto come tema centrale quello della religiosità popolare. Essa costituisce un’espressione della fede che si avvale di elementi culturali di un determinato ambiente, interpretando ed interpellando la sensibilità dei partecipanti in modo vivace ed efficace.

La religiosità popolare, che si esprime in forme diversificate e diffuse, quando è genuina, ha come sorgente la fede e dev’essere, pertanto, apprezzata e favorita. Essa, nelle sue manifestazioni più autentiche, non si contrappone alla centralità della Sacra Liturgia, ma, favorendo la fede del popolo che la considera una sua connaturale espressione religiosa, predispone alla celebrazione dei sacri misteri.

5. Il corretto rapporto tra queste due espressioni di fede deve tener presenti alcuni punti fermi e, tra questi, innanzitutto che la Liturgia è il centro della vita della Chiesa e nessun’altra espressione religiosa può sostituirla od essere considerata allo stesso livello.

E’ importante ribadire, inoltre, che la religiosità popolare ha il suo naturale coronamento nella celebrazione liturgica, verso la quale, pur non confluendovi abitualmente, deve idealmente orientarsi, e ciò deve essere illustrato con un’appropriata catechesi.

Le espressioni della religiosità popolare appaiono talora inquinate da elementi non coerenti con la dottrina cattolica. In tali casi esse vanno purificate con prudenza e pazienza, attraverso contatti con i responsabili e una catechesi attenta e rispettosa, a meno che incongruenze radicali non rendano necessarie misure chiare e immediate.

Queste valutazioni competono innanzitutto al Vescovo diocesano o ai Vescovi del territorio interessati a tali forme di religiosità. In questo caso è opportuno che i Pastori confrontino le loro esperienze per offrire orientamenti pastorali comuni, evitando contraddizioni dannose per il popolo cristiano. Tuttavia, a meno di palesi motivi contrari, i Vescovi abbiano nei confronti della religiosità popolare un atteggiamento positivo ed incoraggiante.

***

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

Prot. N. 1532/00/L

DECRETO

Nell’affermare il primato della Liturgia, «culmine a cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum Concilium 10), il Concilio Ecumenico Vaticano II  ricorda tuttavia che «la vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione alla sola Liturgia» (ibidem 12). Ad alimentare la vita spirituale dei fedeli vi sono, infatti, anche «i pii esercizi del popolo cristiano», specialmente quelli raccomandati dalla Sede Apostolica e praticati nelle Chiese particolari su mandato o con l’approvazione del Vescovo. Nel richiamare l’importanza che tali espressioni cultuali siano conformi alle leggi e alle norme della Chiesa, i Padri conciliari hanno tracciato l’ambito della loro comprensione teologica e pastorale: «i pii esercizi siano ordinati in modo da essere in  armonia con la sacra Liturgia, da essa traggano in qualche modo ispirazione, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano» (ibidem 13).

Alla luce di tale autorevole insegnamento e di altri pronunciamenti del Magistero della Chiesa circa le pratiche di pietà del popolo cristiano e raccogliendo le istanze pastorali emerse in questi anni, la Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, svoltasi nei giorni 26-28 settembre 2001, ha approvato il presente Direttorio. In esso vengono considerati, in forma organica, i nessi che intercorrono tra Liturgia e pietà popolare, richiamando i princìpi che guidano tale relazione e dando orientamenti al fine di una loro fruttuosa attuazione nelle Chiese particolari, secondo la peculiare tradizione di ciascuna. E’ dunque, a titolo speciale, compito dei Vescovi valorizzare la pietà popolare, i cui frutti sono stati e sono di grande valore per la conservazione della fede nel popolo cristiano, coltivando un atteggiamento pastoralmente positivo e incoraggiante verso di essa.

Ricevuta dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II l’approvazione a che questo Dicastero pubblichi il «Direttorio su pietà popolare e Liturgia. Principi e orientamenti» (Foglio della Segreteria di Stato del 14 dicembre 2001, Prot. N. 497.514), la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti è lieta di renderlo pubblico, con l’auspicio che, da questo strumento, Pastori e fedeli possano trarre giovamento per crescere in Cristo, per lui e con lui, nello Spirito Santo, a lode del Padre che sta nei cieli.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla sede della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 17 dicembre 2001.

Jorge A. Card. Medina Estévez
Prefetto

Francesco Pio Tamburrino
Arcivescovo Segretario

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)