00 7/16/2011 12:07 PM

Dopo avervi così parlato del Clero regolare, Noi ci facciamo premura di raccomandare alla Vostra Fraternità l'istruzione e l'educazione dei chierici minori; che la Chiesa non può guari sperare di trovar degni ministri, se non tra coloro che fin dalla loro giovinezza e prima età, sono stati, secondo le regole prescritte, informati a questo sacro ministero. Continuate dunque, Ven. Fratelli, ad usare di tutti i vostri mezzi, a fare tutti i vostri sforzi, affinchè i giovani, destinati alla sacra milizia, siano ricevuti, per quanto è possibile, nei seminarii ecclesiastici fin dalla loro più tenera età, ed affinchè, raccolti intorno al tabernacolo del Signore, essi vigoreggino e crescano, come piantagione novella nell'innocenza della vita, nella religione, nella modestia, nello spirito ecclesiastico, imparando nello stesso tempo da scelti maestri, la cui dottrina sia al tutto scevra da ogni pericolo, di errore, le lettere, le scienze elementari e le alte scienze, ma sovratutto le lettere e le scienze sacre.

A quest'effetto, Voi vi rivendicherete la principale autorità, un'autorità pienamente libera sui professori delle sacre discipline e su tutte le cose che spettano alla religione o le si attengono da vicino. Vegliate acciò che in nulla e per nulla, ma specialmente in tutto che tocca alle cose di religione, non si adoperino altro che libri esenti da ogni sospetto di errore. Avvertite quelli che hanno cura di anime, di essere vigilanti cooperatori in tutto ciò che concerne le scuole dei fanciulli e della prima età. Le scuole non siano affidate se non a maestri e maestre di provata onestà, e per insegnare gli elementi della Fede ai ragazzi ed alle ragazze non si usino altri libri, fuorchè quelli approvati dalla Santa Sede. Su questo punto, Noi non possiamo dubitare che i parochi non siano i primi a dar l'esempio, e che, sollecitati dalle vostre incessanti esortazioni, essi non si applichino ogni giorno più ad istruire i fanciulli intorno agli elementi della dottrina cristiana, ricordandosi che questo è uno dei più gravi doveri della carica loro commessa (29). Voi dovrete parimenti rammentar loro che, nelle loro istruzioni sia ai fanciulli che al popolo, eglino non devono mai perdere di vista il catechismo romano, pubblicato conformemente al decreto del Concilio di Trento, per ordine di San Pio V, nostro predecessore, d'immortale memoria, e raccomandato a tutti i pastori di anime da altri Sommi Pontefici, ed in ispecie da Clemente XIII, come un aiuto valevolissimo a respingere le frodi delle perverse opinioni, a propagare e stabilire solidamente la vera e sana dottrina (30).

Voi non vi maraviglierete punto, Ven. Fratelli, se Noi vi parliamo un po' stesamente su questa materia. La vostra prudenza ha certamente riconosciuto che, in questi tempi pericolosi, Noi dobbiamo, Voi e Noi, fare i più grandi sforzi, lottare con una costanza invincibile, spiegare una vigilanza continua per tutto ciò che s'attiene alle scuole all'istruzione ed all'educazione dei fanciulli e dei giovani dell'uno e dell'altro sesso. Voi sapete che, ai giorni nostri, i nemici della religione e dell'umana società, aggirati da uno spirito veramente diabolico, si sbracciano per pervertire il cuore e l'intelligenza dei giovani fin dalla loro primissima età. Quindi è che s'appigliano ad ogni mezzo, tentano ogni più audace partito per sottrarre intieramente all'autorità della Chiesa ed alla vigilanza de' sacri pastori le scuole ed ogni stabilimento destinato all'educazione della gioventù.

Noi abbiamo pertanto ferma speranza che i nostri dilettissimi figli in Gesù Cristo, tutti i Principi d'Italia, aiuteranno la Vostra Fraternità col loro potente patrocinio, affinchè voi possiate adempiere con maggior frutto i doveri del vostro ufficio che vi abbiam rinfrescati. Non dubitiam pure in verun modo che essi non abbiano la volontà di proteggere la Chiesa e tutti i suoi diritti, sia spirituali che temporali. Nulla è più conforme alla religione e pietà che essi hanno ereditata dai loro maggiori, e dalla quale si mostrano animati. Non può sfuggire alla loro sapienza che la causa prima di tutti i mali, onde siam travagliati, non fu altra che il male fatto alla Religione ed alla Chiesa cattolica nei tempi anteriori, ma specialmente all'epoca in cui comparvero i protestanti. Essi veggono, per esempio, che il disprezzo crescente dell'autorità de' sacri Pontefici, le violazioni, sempre più moltiplicate ed impunite dei precetti divini ed ecclesiastici, hanno scemato in analoga proporzione il rispetto del popolo verso il potere civile, ed aperto agli attuali nemici della pubblica tranquillità una via più larga alle rivolte ed alle sedizioni. Essi veggono in pari modo, che lo spettacolo sovente rinnovato dei beni temporali della Chiesa invasi, divisi, venduti pubblicamente, avvegnachè a Lei appartenessero in virtù di un legittimo diritto di proprietà, e che l'indebolimento, presso i popoli, del sentimento di rispetto per la proprietà consacrata ad una destinazione religiosa, hanno avuto per effetto di rendere un gran numero d'uomini più accessibili alle audaci asserzioni del novello socialismo e del comunismo, insegnanti che si può, alla stessa guisa, porre la mano sulle altre proprietà, impadronirsene, e spartirle o trasformarle in qualunque altra maniera per uso di tutti. Essi veggono ricadere poco a poco sul potere civile gl'impacci e le pastoie già una volta moltiplicate con tanta perseveranza per impedire i pastori della Chiesa dall'usare liberamente di loro sacra autorità.

Essi veggono finalmente che, in mezzo alle calamità che ci premono tutt'intorno, è impossibile trovare un rimedio di effetto più pronto, di efficacia maggiore che il far rifiorire e ridonare tutto l'antico splendore alla Religione ed alla Chiesa cattolica per tutta Italia, a quella Chiesa cattolica, la quale possiede, non si può dubitarne, i mezzi più acconci a soccorrere le diverse indigenze dell'uomo in tutte le condizioni.

Ed in verità, per usare qui le parole di sant'Agostino: «La Chiesa cattolica abbraccia non pure Dio stesso, ma ancora l'amore e la carità verso il prossimo in guisa che ella ha rimedii per tutte le malattie che provano le anime a cagione dei loro peccati. Essa esercita ed ammaestra i suoi figliuoli in modo appropriato alla loro età, i giovani con forza, i vecchi con tranquillità, in una parola, secondochè esige l'età non solamente del corpo, ma eziandio della loro anima. Essa assoggetta la donna al marito, non per appagare il libertinaggio, sì veramente per propagare [p. 22 ]la specie umana e conservare la dimestica società. Essa fa il marito superiore alla moglie, non già perchè egli si faccia giuoco del sesso più debole, ma perchè entrambi ubbidiscano alla legge di un sincero amore. Essa assuddita i figli ai loro genitori in una specie di libere servitù, e l'autorità onde investe i parenti è una cotal foggia d'amorevole dominazione. Essa raggiunge i fratelli ai fratelli con un vincolo di religione più forte, più stretto di quello del sangue. Essa stringe e rafferma tutti i legami di parentela e di alleanza per una vicendevole carità, la quale rispetta nodi della natura e quelli formati dalle diverse volontà. Essa insegna ai servitori a star soggetti ai loro padroni, non tanto per la necessità di lor condizione, quanto per l'attrattiva del dovere; essa rende i padroni miti e dolci verso i loro servi col pensiero del comune signore, il sommo Iddio, e far loro preferire le vie della persuasione a quella del costringimento. Essa lega i cittadini ai cittadini, le nazioni alle nazioni, e tutti gli uomini tra di loro, non solamente col vincolo sociale, ma ancora con una specie di fratellanza, frutto della memoria dei nostri primi parenti. Essa addottrina i re ad aver sempre di mira il bene dei loro popoli, ed ammonisce i popoli a sottomettersi ai loro re. Essa fa conoscere a tutti con una sollecitudine instancabile a chi sia dovuto l'onore, a chi l'affezione, a chi il rispetto, a chi il timore, a chi la consolazione, a chi l'avvertimento, a chi l'esortazione, a chi la disciplina, a chi il rimprovero, a chi il supplizio, mostrando come tutte le cose non son dovute a tutti, ma che a tutti è dovuta la carità, a nessuno l'ingiustizia.

Egli è dunque Nostro dovere e Vostro, Vener. Fratelli, di non indietreggiare dinanzi a nessuna fatica, di affrontare tutte le difficoltà, di porre in opera tutta la forza del Nostro zelo pastorale per proteggere, presso i popoli italiani, il culto della cattolica religione, non solamente coll'opporci energicamente agli sforzi degl'empi che congiurano a divellere l'Italia stessa dal seno della Chiesa, ma ancora lavorando potentemente per ricondurre nelle vie della salute quei figli degenerati d'Italia, che già ebbero la debolezza di lasciarsi sedurre.


Ma ogni bene eccellente ed ogni dono perfetto viene dall'alto; accostiamoci adunque con fiducia al trono della grazia, Ven. Fratelli, non cessiamo dal supplicare e scongiurare con preghiere pubbliche e particolari il Padre celeste dei lumi e delle misericordie, affinchè pei meriti del suo Figliuolo unico Gesù Cristo, divolgendo il suo sguardo dai nostri peccati, illumini, nella sua clemenza, tutti gli spiriti e tutti i cuori colla virtù della sua grazia, e domando le ribelli volontà, glorifichi la sua Chiesa con nuove vittorie e nuovi trionfi; così che in tutta l'Italia e per tutta la terra, il popolo che lo serve, cresca in numero ed in merito. Invochiamo altresì la Santissima Madre di Dio, Maria Vergine Immacolata, la quale, col suo onnipossente patrocinio presso Dio, ottenendo tutto ciò che domanda, non può domandar invano. Invochiamo con Lei, Pietro Principe degli Apostoli, Paolo suo fratello nell'apostolato, e tutti i santi del Cielo, affinchè il clementissimo Iddio, placato dalle loro preghiere, divolga dai popoli fedeli i flagelli della sua collera, e conceda, nella sua bontà a tutti quelli che portano il nome di cristiani, di potere colla sua grazia e rigettare tutto ciò che è contrario alla santità di questo nome, e praticare tutto ciò che le è conforme.

In fine, Ven. Fratelli, ricevete in pegno del nostro vivo amore per Voi, l'Apostolica benedizione, che dal fondo del Nostro cuore affettuosamente vi compartiamo, a Voi ed al Clero ed ai Fedeli laici commessi alla vostra vigilanza.

Datum Neapoli in Suburaano Portici, die viii decembris anni mdcccxlix Pontificatus Nostri ann. iv.

PIUS PP. IX.

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Indice
Lettera del Cardinale Orioli Avanzamento: con cui accompagnò l’Enciclica agli Arcivescovi e Vescovi d’Italia. (Portici, 27 dicembre 1849)
Voi sapete e vedete siccome noi (Portici, 8 dicembre 1849)
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Dalle "Note" sopra segnalate:

LETTERA
del Cardinale Orioli, con cui accompagnò l'Enciclica
agli Arcivescovi e Vescovi d’Italia.

Illustre e Reverend.mo Monsignor, come fratello,
Le false dottrine che si vanno spargendo in Italia per disseminarvi i principii del protestantismo, e le massime sovversive di ogni ordine sociale; come ancora la depravazione della morale pubblica, effetto della sfrenata licenza portata in trionfo nelle tristissime passate vicende, hanno richiamata tutta l’attenzione e la vigilanza della Sovranità di Nostro Signore, ed eccitato l’apostolico suo zelo per allontanare dai Popoli della Penisola i gravissimi pericoli, che ne sovrastano.

Convinto il Santo Padre, che il mezzo più efficace a raggiungere lo scopo sarebbe quello di rivolgersi, ai Vescovi d’Italia per confortarli ad opporre sempre più il loro petto sacerdotale al torrente, che minaccia la Religione e la Società, ha indirizzato ai medesimi una Enciclica in data degli 8 del corrente mese, giorno sacro all’Immacolata Concessione della Vergine Santissima.

Ed è appunto, che io nella mia qualifica di Prefetto della Sagra Congregazione de’ Vescovi e Regolari mi affretto ad inviare a Vostra Signoria l’accennata Enciclica nella ferma fiducia ch’Ella nello zelo, che la distingue pel bene del gregge alla sua pastorale cura affidato, vorrà efficacemente adoperarsi, acciocchè siano mandate ad effetto le salutari insinuazioni, e gli avvertimenti del Padre comune dei Fedeli, il quale supplichevole implora dal Signore, che placato si degni ridonare la pace e la tranquillità alla Chiesa ed alla Società.

E per ottener questa pace V. S. non tarderà certamente ad ordinare private e pubbliche preci, affinchè le orazioni dei Fedeli uniti a quelle del Sommo Gerarca della Chiesa giungano al trono del Padre delle misericordie per disarmare la sua destra dai flagelli, [p. 4 00%.svg]coi quali giustamente ci percuote, per riparare gli oltraggi a Lui fatti con i tanti insulti commessi contro la nostra santissima Religione, e per conseguire ancora che il Dator d’ogni bene colla sua santa grazia illumini e conforti le menti de’ Fedeli, e li preservi dalla seduzione e dagli errori, che si vanno disseminando in ogni luogo.

Ma oltre le preghiere conviene con ogni cura e perseveranza ammaestrare il popolo, e perciò V. S. non potrà meglio corrispondere alle intenzioni di Sua Santita', che col prescrivere efficacemente e senza ritardo le istruzioni catechistiche con quel metodo, che nella sua Diocesi crederà più espediente ed opportuno.

Tanto le dovea significare, e le auguro dal Signore ogni prosperità.

Di V. S.

Portici presso Napoli 27 dicembre 1849.
Come Fratello


<img border='0' class='smile' alt=" border="0" /> Omaggio al Beato Pio IX, Il Papa Re 
da "Nazzecanne", gennaio-febbraio 2007
 



Il più grande Papa del XIX secolo, uno dei più grandi di sempre, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, nacque a Senigallia, nelle Marche, il 13 maggio 1792. Il 24 aprile 1827 fu nominato Arcivescovo di Spoleto a soli 35 anni. Il 6 dicembre 1832 venne trasferito al Vescovado di Imola; il 14 dicembre 1840 ricevette la berretta Cardinalizia; il 16 giugno 1846, al quarto scrutinio, con voti 36 su 50 Cardinali presenti al Conclave, venne eletto Sommo Pontefice a soli 54 anni. Papa Pio IX, spirito profondamente religioso prima che politico, governerà la Chiesa per trentadue anni. Sarà il più lungo e, forse, il più travagliato pontificato della storia della Chiesa, nel corso del quale si verificano eventi di portata epocale. Tralasciando i grandi fatti politici di cui pure papa Pio IX fu protagonista quando non vittima: L'8 dicembre 1854 definizione del dogma della Immacolata Concezione; il 1 luglio 1861 viene pubblicato il primo numero dell'"Osservatore Romano". L'8 dicembre 1864 Enciclica "Quanta Cura" e il Sillabo; il 2 maggio 1868 approvazione della Gioventù Cattolica Italiana; l'8 dicembre 1869 apertura del Concilio Vaticano I che promulga due Costituzioni, la "Dei Filius" e la "Pastor Aeternus" del 18 luglio 1870 e la definizione del magistero infallibile del Pontefice Romano se parla "ex cathedra"; chiusura del Concilio per il precipitare degli eventi politici. Il 20 settembre 1870 presa di Roma e chiusura volontaria del Papa in Vaticano; l'8 dicembre 1870 Pio IX proclamò S. Giuseppe patrono della Chiesa universale; il 16 giugno 1875 Consacrazione della Chiesa al Sacro Cuore di Gesù. 
Papa Pio IX muore il 7 febbraio 1878, dopo 32 anni di regno, gli ultimi otto dei quali costretto alla “prigionia” in Vaticano. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1907 da un altro santo Pontefice, Pio X. Una causa che si protrarrà per più di 90 anni. 

Da più parti si vorrebbe evitare il riconoscimento ufficiale della santità di Pio IX. Egli è infatti per molti un papa “scomodo”: l’ultimo vero Papa-Re, un Pontefice anti-modernista, geniale, coerente fino in fondo nel suo ruolo di Padre, Maestro e Sovrano. Protestano le comunità ebraiche che, dimentiche delle libertà civili che il Papa concesse loro nel proprio regno, vorrebbero “punire” la memoria di Pio IX per la vicenda del “bambino Mortara” (si veda al proposito: Vittorio Messori, “Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX). Protestano i modernisti ignoranti, convinti forse che la storia della Chiesa sia cominciata solo 40 anni fa col concilio Vaticano II. 

Protestano liberali e pacifinti, contrari alla glorificazione di un sovrano “assoluto” nel senso più tradizionale e cattolico del termine. Infine, ci vuole un altro papa, già santo anche lui almeno per il sensus fidei del popolo, se non ancora ufficialmente proclamato tale, Giovanni Paolo II che il 20 dicembre 1999 emana il Decreto di riconoscimento del Miracolo attribuito a Pio IX. 

Lo stesso Giovanni Paolo II v.m. proclamò Beato il suo predecessore il 3 dicembre del 2000 definendolo “esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate”. 


[Edited by Caterina63 11/7/2017 3:36 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)