00 11/28/2012 10:16 PM
La parabola del seminatore.
Tu di quale terreno fai parte?


Premessa.

Questa parabola è stata prima raccontata e poi spiegata da Gesù stesso; tanto è importante questa parabola quanto è semplice da comprendere.
L'Apostolo Paolo nella seconda epistola ai Corinzi (II Corinzi 13,5) fa questa esortazione: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi.“
I credenti sono chiamati continuamente a verificare se sono ancora nella fede e questa parabola è tra i passi che servono a tale scopo, non devono ignorarla, anzi devono meditarla attentamente.

Il Signore, con questa parabola, ha mostrato che ci sono quattro categorie di persone:

- la prima sono gli increduli e tali eravamo tutti noi prima che il Signore ci purificasse con il suo sangue e ci accogliesse come eredi mediante il Battesimo e poi tutti gli altri Sacramenti;
- la seconda sono coloro che credono ma poi si traggono indietro quando la loro fede viene messa alla prova;
- la terza sono coloro che continuano a frequentare la comunità e i fratelli, ma dentro di loro la Parola di Dio è soffocata soprattutto dal proprio "io" e dalle personali opinioni, personali interpretazioni e non ascoltano la Chiesa, il Papa, i Vescovi, i propri Sacerdoti, inseguendo altri maestri, altri pastori;
- la quarta è quella che rappresenta i fedeli perseveranti nella fede secondo la Parola di Dio, innamorati della Chiesa, perseveranti nei Sacramenti e nella carità, con un cuore dato completamente al Signore.

Gettare il seme sull’asfalto della strada, tutti sanno che non serve a niente: non ci sono le condizioni necessarie alla crescita. E, poi, la gente passa, lo calpesta, rovina il seme. Il seme non si getta dovunque.
Ai nostri giorni, si è soliti perfino preparare il terreno con il concime e con altre sostanze. Si fa tutto perché la terra produca il massimo e perché il seme possa sviluppare tutta la forza che nasconde. Un seme buono in una terra cattiva, genera solo fame e miseria. Ma un seme cattivo in una terra buona, dà il medesimo risultato. La benzina super in un motore rovinato, non serve a niente. La farina di prima qualità nelle mani di un fornaio incapace, non produce pane saporito.
Non basta piantare soltanto. Non basta avere buona volontà. Non basta dire:"Signore!Signore!". Bisogna sapere e ponderare dove e come si usa lo sforzo che si fa. Altrimenti, si corre il rischio di perdere tutto. E,d’altra parte, non serve a niente un ottimo motore, se la benzina è una porcheria.
Tutto ciò, la natura ce lo insegna e la vita ce lo conferma. Gesù se ne è accorto e se ne è servito nelle sue parabole per chiarire il nostro impegno con Dio.

Nota: Nel lavoro che si fa per il Regno di Dio, il risultato è spesso nullo o molto scarso; a volte, invece, va oltre ogni aspettativa. C’è chi attribuisce tutto a Dio e chi attribuisce tutto agli uomini. Gesù ci viene in aiuto, per chiarire il problema. Ascoltiamo ciò che egli dice facendoci aiutare da un grande santo e sacerdote, san Josèmaria Escrivà.

[SM=g1740717] [SM=g1740720] Dal Vangelo di Luca 8, 4-5 e 11-12
"Poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, disse con una parabola: Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono […].
Il seme è la parola di Dio.
I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati.

«Vi sono uomini che si chiudono alla luce della fede. Gli ideali di pace, di concordia, di fraternità sono accolti e proclamati, ma spesso sono smentiti dai fatti. Taluni, poi, si affannano inutilmente a imprigionare la voce di Dio, impedendone la diffusione con la forza bruta o con un’arma meno rumorosa, ma forse più crudele, perché rende insensibile lo spirito: l’indifferenza».
(San Josemaria Escrivà: È Gesù che passa, 150)

"Un’altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità […].
Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno" (Lc 8, 6 e 13).

«Tanti si dicono cristiani – perché sono battezzati e ricevono i sacramenti – ma si rivelano sleali, falsi, ipocriti, superbi… E cadono a capofitto. Sembrano stelle che brillano un momento nel cielo, ma precipitano senza rimedio. Se accettiamo la responsabilità di essere suoi figli, vedremo che Dio ci vuole molto umani. La testa deve arrivare al cielo, ma i piedi devono poggiare saldamente per terra. Il prezzo per vivere da cristiani non è la rinuncia ad essere uomini o la rinuncia allo sforzo per acquistare quelle virtù che alcuni posseggono anche senza conoscere Cristo. Il prezzo di ogni cristiano è il Sangue redentore di Gesù nostro Signore che ci vuole – ripeto – molto umani e molto divini, costanti nell’impegno quotidiano di imitare lui, perfectus Deus, perfectus homo». (San J. Escrivà, Amici di Dio, 75)

"Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono […]. Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione" (Lc 8, 7 e 14).

«Non ti vergognare di scoprire che nel cuore hai il fomes peccati – l’inclinazione al male, che ti farà compagnia finché vivi, poiché nessuno è libero da questo peso. Non ti vergognare, poiché il Signore, che è onnipotente e misericordioso, ci ha dato tutti i mezzi idonei per superare questa inclinazione: i sacramenti, la vita di pietà, il lavoro santificato. Impiegali con perseveranza, disposto a cominciare e a ricominciare, senza scoraggiarti». ( San J.Escrivà, Forgia, 119)

"Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto […]. Sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza" (Lc 8, 8 e 15).

«Guardando attorno a noi questo mondo che amiamo, perché opera divina, costatiamo che la parabola si fa realtà: la parola di Gesù è feconda e suscita in molte anime desideri di dedizione e di fedeltà. La vita e le opere di coloro che si sono posti al servizio di Dio hanno cambiato il volto della storia, al punto che molti di coloro che non conoscono il Signore sono spinti – forse senza saperlo – da ideali suscitati dal cristianesimo».
(San J.Escrivà, È Gesù che passa, 150)

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)