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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

Last Update: 10/6/2020 9:03 AM
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6/11/2020 5:33 PM
 
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CLXXXV - A Gregorio XI



Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


A voi, reverendissimo e dilettissimo padre in Cristo Gesù, la vostra indegna, misera, miserabile figliuola Catarina, serva' e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrive nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uno arbore fruttifero, pieno di dolci e soavi frutti, e piantatoin terra fruttifera (perocché se fusse fuora della terra, siseccherebbe, e non farebbe frutto); cioè nella terra del vero cognoscimento di voi. Perocché l'anima che cognosce sé medesima, s'umilia perocché non vede di che insuperbire; e nutrica in sé il frutto dolce dell'ardentissimacarità, cognoscendo in sé la smisurata bontà di Dio; e cognoscendo sé non essere, ogni essere che ha, retribuisce poi a Colui che è. Onde allora pare che l'anima sia costretta ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch'egli odia.


Oh dolce e vero cognoscimento, il quale porti teco il coltello dell'odio e con esso odio distendi la mano del santo desiderio a trarre e uccidere il vermine dell'amore proprio di sé medesimo, il quale è uno vermine che guasta e rode la radice dell'arbore nostro, sì e per siffatto modo che niuno frutto di vita può producere, ma seccasi, e non dura la verdura sua; perocché colui che ama sé, vive in lui la perversa superbia (la quale è capo e principio d'ogni male) in ogni stato ch'egli è, o prelato o suddito. Che se egli è solo amatore di sé medesimo, cioè che ami sé per sé, e non sé per Dio; non può far altro che male, e ogni virtù è morta in lui. Costui fa come la donna che partorisce i figliuoli morti. E così è veramente: perché in sé non ha avuta la vita della carità, e attendettesolo alla loda e alla gloria propria, e non del nome di Dio. Dico dunque: se egli è prelato, fa male, perocché per l'amore proprio di sé medesimo (cioè, per non cadere in dispiacimento delle creature) nel quale egli è legatoper piacimento e amore proprio di sé muore in lui la giustizia santa. Perocché vede commettere i difetti e' peccati a' sudditi suoi, e pare che facci vista di non vedere, o non gli correggere; o se pure li corregge, li correggecon tanta freddezza e tiepidità di cuore, che non fa cavelle, ma è uno rampiastrare il vizio: e sempre teme di non dispiacere e di non venire in guerra. Tutto questo è perché egli ama sé. E alcuna volta è che essi vorrebbero fare pur con pace; io dico che questa è la più pessima crudelità che si possa usare. Se la piaga, quando bisogna, non s'incende col fuoco, e non si taglia col ferro, ma ponesi solo l'unguento; non tanto ch'egli abbi sanità, ma imputridisce tutto, e spesse volte ne riceve la morte.


Oimé, oimé, dolcissimo Babbo mio! questa è la cagione che li sudditi sono tutti corrotti di immondizia e di iniquità. oimé, piangendo il dico: quanto è pericoloso questo vermine detto! che non tanto che dia la morte al pastore, ma tutti gli altri ne vengono in infermità e in morte. perché séguita costui tanto unguento? perché non ne gli viene pena; perocché dell'unguento che pongono sopra gl'infermi, non ne gli cade dispiacere neuno, né neuno malevolere; però che non ha fatto contra la sua volontà; perocch'egli voleva unguento, e unguento gli ha dato. Oh miseria umana! Cieco è lo infermo che non cognosce il suo bisogno; e cieco è il pastore che è medico, che non vede né riguarda se non al piacere, e alla sua propria utilità; perocché, per non perderlo, non ci usa coltello di giustizia, né fuoco dell'ardentissima carità. Ma costoro fanno come dice Cristo: che se uno cieco guida l'altro, ambidue ne vanno nella fossa. E l'infermo e il medico ne vanno all'inferno. Costui è dritto pastore mercenaio, perocché non tanto che esso tragga le pecorelle sue di mano del lupo, egli è divoratore d'esse pecorelle. E di tutto questo è cagione, perché egli ama sé senza Dio: onde non séguita il dolce Gesù, pastore vero, che ha dato la vita per le pecorelle sue. Bene è dunque pericoloso in sé e in altrui questo perverso amore, e bene è da fuggirlo, poiché ad ogni generazione di gente fa tanto male. Spero per la bontà di Dio, venerabile Padre mio, che questo spegnerete in voi; e non amerete voi per voi, né il prossimo per voi, né Dio; ma ameretelo perché egli è somma e eterna Bontà, e degno d'essere amato; e voi e il prossimo amerete a onore e gloria del dolce nome di Gesù. Voglio dunque che siate quello vero e buono pastore che se aveste cento migliaia di vite, vi disponiate tutte a darle per onore di Dio, e persalute delle creature. O Babbo mio, dolce Cristo in terra, seguitate quello dolce Gregorio; perocché così sarà possibile a voi come a lui; però che egli non fu d'altra carne che voi; e quello Dio è ora, che era allora: non ci manca se non virtù, e fame della salute dell'anime. Ma a questo c'è il rimedio, Padre; cioè che noi leviamo l'amore detto di sopra, da noi a da ogni creatura fuora di Dio. Non s'attenda più né ad amici né a parenti, né a sua necessità temporale; ma solo alla virtù, e alla esaltazione delle cose spirituali. Ché per altro non vi vengono meno le temporali, se non per abbandonare la cura delle spirituali.


Or vogliamo noi dunque aver quella gloriosa fame che hanno avuta quelli santi e veri pastori passati, e spegnere in noi questo fuoco, cioè dell'amore di sé? Facciamo come eglino, che col fuoco spegnevano il fuoco; perocché tanto era il fuoco della inestimabile e ardentissima carità che ardeva nelli cuori e nell'anime loro, che erano affamati, e fatti gustatori e mangiatori dell'anime. Oh dolce e glorioso fuoco, che è di tanta virtù, che spegne il fuoco, a ogni disordinato diletto a piacere, e amore di sé medesimo; e fa come la gocciola dell'acqua, che tosto si consuma nella fornace. E chi mi dimandasse come ci vennero a questo dolce fuoco e fame (conciosiacosaché noi siamo pur arbori infruttiferi per noi); dico che essi s'innestaro nell'arbore fruttifero della santissima e dolcissima croce, dove essi trovaro l'Agnello svenato con tanto fuoco d'amore della nostra salute, che non pare che si possa saziare. Anco grida che ha sete; quasi dica: io ho maggior ardore e sete e desiderio della salute vostra, che io non vi mostro con la passione finita. Oh dolce e buono Gesù! Vergognisi li pontefici e li pastori, e ogni creatura, dell'ignoranzia e superbia e piacimenti nostri, a ragguardare tanta larghezza e bontà e amore ineffabile del nostro Creatore. Il quale s'è mostrato a noi arbore, nella nostra umanità, pieno di dolci a soavi frutti; perché noi, arbori salvatichi, ci potessimo innestare in lui. Or questo fu dunque il modo che tenne lo innamorato di Gregorio e gli altri buoni pastori; cioè, cognoscendo, loro senza neuna virtù non essere, ragguardando il Verbo, arbore nostro; e fecero uno innesto in lui, legati e vinti col legame dell'amore. Perocché di quello che l'occhio vede, di quello si diletta, quando è cosa bella e buona. Adunque videro, e vedendo, si legaro sì e per siffatto modo che non vedevano loro, ma ogni cosa vedevano e gustavano in Dio. E non era né vento né grandine, né dimonia, né creature, che le potesse tollere che non producessero frutti domestichi: perocché erano innestati nel midollo dell'arbore: nostro, Gesù. E li frutti, dunque, loro producevano eglino per lo midollo delle dolcecarità, nella quale erano uniti. E non ci ha altro modo.


E questo è quello ch'io voglio vedere in voi. E se per insino a qui non ci fussi stato ben fermo, in verità voglioe prego che si facci questo punto del tempo che c'è rimasto, virilmente, e come uomo virile, seguitando Cristo, di cui Vicario sete. E non temete, Padre, per veruna cosa che avvenga da questi venti tempestosi che ora vi sono venuti, cioè di questi putridi membri che hanno ribellato a voi. Non temete: però che l'aiuto divino è presso. Procurate pure alle cose spirituali, a' buoni pastori, a' buoni rettori nelle città vostre; perocché per li mali pastori e rettori avete trovata ribellione. Poneteci dunque rimedio; e confortatevi in Cristo Gesù, e non temete. Andate innanzi, e compite con vera sollecitudine e santa quello che per Santo proponimento avete cominciato; cioè dell'avvenimento vostro, e del Santo e dolce Passaggio. E non tardate più, perocché per lo tardare sono avvenuti molti inconvenienti; e il demonio s'è levato e leva per impedire che questo non si faccia, perché s'avvede del danno suo. Su dunque, Padre! e non più negligenzia. Drizzate il gonfalone della Santissima croce, perocché coll'odore della croce acquisterete la pace. Pregovi che caloro che vi sono ribelli voi gl'invitiate ad una santa pace, sicché tutta la guerra caggia sopra gl'infedeli. Spero per l'infinita bontà di Dio, che tosto manderà l'aiutorio suo. Confortatevi, confortatevi, e venite, venite a consolare li poveri li servi di Dio, e figliuoli vostri. Aspettiamovi con affettuoso e amoroso desiderio. Perdonatemi, Padre, che tante parole v'ho dette. Sapete che per l'abondanza del cuore la lingua favella. Son certa che, se sarete quello arbore che io desidero di vedervi, che neuna cosa vi impedirà.


Pregovi che vi mandiate proferendo come padre in quello modo che Dio v'ammaestrerà, a Lucca e a Pisa, sovvenendoli in ciò che si può e invitandoli a star fermi eperseveranti. Sono stata a Pisa e a Lucca, infino a qui, invitandoli quanto posso che lega non faccino con membri putridi, che son ribelli a voi: ma essi stanno in grande pensiero, perocché da voi non hanno conforto, e dalla contraria parte sempre so' stimolati e minacciati che la faccino. Ma per infino a qui, al tutto non hanno acconsentito. Pregovi che ne scriviate anco strettamente a messer Piero: e fatelo sollecitamente, e non indugiate. Non dico più.


Qui ho inteso che avete fatto i Cardinali. Credo che sarebbe onore di Dio, e meglio di noi, che attendeste sempre di fare uomini virtuosi. Se si farà il contrario, sarà grande vituperio di Dio, e guastamento della santa Chiesa. Non ci maravigliamo poi, se Dio ci manda le discipline e i flagelli suoi; perocché giusta così è. Pregoviche facciate virilmente ciò che avete a fare, e con timore di Dio.


Ho inteso che 'l Maestro dell'Ordine nostro voi 'l dovete promuovere ad altro benefizio. Onde io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, che, s'egli è così, che voiprocuriate di darci uno buono e virtuoso vicario; perocché l'Ordine ne ha bisogno, però che egli è troppo insalvatichito. Potretene ragionare con messer Niccola da Osimo, e coll'arcivescovo di Tronto: e io ne scriverò a loro.


Permanete nelle dolcee Santa dilezione di Dio. Dimandovi umilmente la vostra benedizione. Perdonate alla mia presunzione, che presumo di scrivere a voi. Gesù dolce, Gesù amore.


CLXXXVI - A Neri di Landoccio

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo e dolcissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serve e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti disponere il vasello del cuore e dell'anima tua a ricevere quello che Dio ti vuole dare col mezzo dell'orazione. Perché vogl'io che ti disponga? Perché in altro modo nol potresti ricevere. Ché come Dio è sempre disposto a dare, così l'anima debbe sempre disponere sé medesima a ricevere. E con che si dispone? Con quella disposizione che ha ricevuta da Dio; la quale ricevemmo quando fummo creati all'immagine e similitudine sue. Però che allora ricevemmo il vasello della disposizione, e' l lume; cioè la memoria, la quale è quello vasello che ritiene; e l'intelletto, ricevendo il lume della fede nel santo battesimo; e la volontà, la quale è disposta ed atta da amare: Perocché senza amore non può vivere, sicché dunque la disposizione dell'amore abbiamo avuta da Dio per lo essere: perocché siamo fatti per amore e doviamo col libero arbitrio presentare e offerire nel cospetto di Dio questo per essere dato per amore, e coll'amore ricevere l'amore: l'amore dico, generale, che Dio ha ad ogni creatura ragionevole, e' doni e le grazie particolari, le quali l'anima si sente ricevere in sé medesima. Allora invitiamo Dio a traboccare sopra di noi il fuoco e l'abisso della sua inestimabile carità, con uno lume soprannaturale, e con una plenitudine di grazia, e con uno adornamento di virtù; lavando la faccia dell'anima nel prezioso sangue dell'umile e immacolato Agnello. E con una fame dell'onore di Dio e della salute dell'anime corre in su la mensa del crociato desiderio e ine mangia questo dolce e soave cibo tanto abbondantemente, che scoppia e crepa la propria sensualità; e così rimane morta la volontà ad ogni amore proprio e appetito sensitivo. E così si dispone, come sposo fedele della Verità; e a morire e dare mille volte la vita se fusse possibile, per essa Verità. Ora è il tempo, carissimo e dolcissimo figliuolo, da ponerla: e allora sarai atto a ponerla, quando averai per sempre la detta disposizione. Non dico più. Permaneto nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Amore.


CLXXXVII - A don Giovanni Sabbatini da Bologna, e don Taddeo de' Malavolti da Siena, monaci della Certosa a Belriguardo

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Crsito Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel preziososangue suo; con desiderio di vedervi cavalieri virili senzanessuno timore servile. Così vuole il nostro dolce Salvatore, che noi temiamo lui, e non gli uomini del mondo; così disse egli: «Non temete coloro che possono uccidere il corpo; ma me, che l'anima e il corpo posso mettere nell'inferno». E però voglio che voi siate annegati nel sangue del Figliuolo di Dio, arsi nel fuoco della divina carità; perocché qui vi si perde ogni timore servile, rimane solo il timore di riverenzia. Or che può fare il mondo, il dimonio, e i servi suoi a colui che si trova in questo smisurato amore che s'è posto per obietto il sangue? niente: Anzi sono istrumenti di darci e di provare in noi, la virtù: imperocché la virtù si prova per lo suo contrario. E però debbe l'anima godere e esultare, cercare con sua pena sempre Cristo crocifisso, e per lui annichilire e avvilire sé medesimo; dilettarsi sempre di pena e di croce. Volendo pena, tu hai diletto; e volendo diletto, tu hai pena.

Adunque meglio ci è annegarci nel sangue, e uccidere le nostre perverse volontà con cuore libero al suo Creatore, senza veruna compassione di sé medesimo. Allora sarà pieno il gaudio e la letizia in voi. Aspetterete senzafadiga affiiggitiva. Di nessuno comandamento che ci fusse fatto, doviamo sentire pena, ma piuttosto diletto; perocché non è veruno comandamento fatto per gli uomini, che ci possa tòrre Dio, ma sono cagione di darci la virtù della pazienzia, e fannoci più solliciti di correre incella ad abbracciarci coll'arbore, in cercare la visione invisibile, che non vi può essere tolta; perocché l'affetto ela Carità, se noi non vogliamo, mai si perde. Or che dolce diletto sarebbe ad essere perseguitato per Cristo crocifisso! Di questo voglio che vi dilettiate per qualunque modo Dio vi dà croce; non eleggendola a vostro modo, ma a modo di colui che ve la dà, riputandovi indegni di tanta grazia quanta è ad essere perseguitati per Cristo crocifisso.

Sappiate figliuoli miei dolci in Cristo Gesù, che questa è la via de' Santi che seguitarono la via di Cristo: altra via non ci è, che ci menasse a vita. E però voglio che con ogni sollicitudine e con odio santo di voi medesimi voi vi studiate di seguitare queste dolcee dritta via. Al luogo santo dell'orazione date buona sollicitudine e perseveranzia, mentre che lo Spirito Santo ve la porge: non sia schifata né fuggita da voi se la vita ne dovesse andare. Per tenerezza né per compassione di corpo non lassate mai; perché il dimonio non vorrebbe altro se non per privarci dell'orazione, o per compassione di noi, del corpo proprio, o per tedio di mente. E però, per veruna di queste cose dobbiamo lassare l'esercizio dell'orazione; ma col pensiero della bontà di Dio, cognoscendo noi difettuosi, cacciamo le cogitazioni del dimonio, e la tenerezza di noi. Nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso; amatevi insieme per Cristo crocifisso: non temete di cosa che avvegna. Ogni cosa potrete per Cristo crocifisso, che sarà in voi, che vi conforterà.

Siate obedienti infino alla morte, di ciò che vi fusse imposto, che vi fusse più in grave. Non schifate il frutto per fuggire fadiga, poniamoché d'alcuna cosa il dimonio ve la farebbe sentire, e schifare sotto colore di virtù, dicendo: «Questa era la consolazione dell'anima mia, ed accrescimento di virtù in me». Non gli credete. Ma confidatevi, a tenete che quello che Dio vi donava per mezzo di quella consolazione, vi darà puramente per sé medesimo, per la sua bontà. Sapete bene, che una foglia d'arbore senza la Providenza sua non cade: sicché ciò ch'egli permette al dimonio, o alle creature, che facciano a noi, è fatto colla sua Providenzia per necessità della nostra salute, o per accrescimento di perfezione. Adunque a riverenza voglio che l'abbiate. Spogliatevi il cuore,e l'affetto eziandio, delle cose temporali, di furore da quella che vi bisogna per la vostra necessità. Vestitevi di Cristo crocifisso, e inebriatevi del sangue suo: ivi troverete la letizia e pace compiuta. Non dico di più. Permanete nella Santa e edolce dilezione di Dio. Amatevi, amatevi insieme. Gesù dolce, Gesù Amore.


CLXXXVIII - A suor Bartolomea della Seta, nel monasterio di Santo Stefano in Pisa

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero e perfettissimo lume; il quale lume ci tolle la tenebra, e drizzaci per la via della verità; facci cognoscere la nostraimperfezione, e il danno che te ne séguita, e l'eccellenza della perfezione, e quanto è utile a noi e piacevole a Dio. E però da questo lume veniamo all'odio perfetto della propria sensualità e della imperfezione; e veniamo ad amore della virtù; in tanto che veruna cosa può cercare, volere o desiderare l'anima, se non quello che la faccia venire a virtù. Non rifiuta pene né fadighe; anco le abbraccia e dilettasi in esse, perché vede bene che per altravia non può compire il desiderio suo d'acquistare quella virtù che ama. Ed ella si fa una strada della dottrina di Cristo crocifisso, seguitandola con ansietato desiderio: ella non si reputa di sapere altro che Cristo crocifisso. La sua volontà non è sua, perocché ella l'ha morta e annegata nella dolce volontà di Dio; nella quale volontà s'è unita per afetto d'amore, e con lui fa mansione; perocché allora Dio è nell'anima per grazia, e l'anima è in Dio. Ella levasi sopra di sé, cioè sopra il sentimento suo sensitivo, e gusta la dolcezza della verità eterna, la quale verità cognobbe nelle dolcevolontà di Dio col lume della fede; e vide nel sangue dell'Agnello, che la sua volontà non vuole altro che la nostra santificazione. La verità sua è questa: ch'egli ha creato l'uomo alla imagine e similitudine sua per dargli vita eterna, e acciocché renda gloria, e loda al nome suo. Per la colpa di Adam, questa verità non si adempiva nell'uomo: e però egli ci donò il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, ponendogli quella grande obedienzia, che col sangue suo ricomprasse il figliuolo dell'umana generazione; ed egli, come innamorato, corse all'obbrobriosa morte della santissima croce; e non ritrasse la sua obedienzia per morte, per pena né rimproverio né per lusinghe che ricevesse; ma, come, valente e virile capitano, fece ancudine del corpo suo. né anco si ritrasse per nostra ingratitudine. così fa l'anima che col lume ha cognosciuta questa verità: ella non si ritrae per mormorazioni, né per battaglie del dimonio, né per tenebre di mente, né per la fragile carne che impugna contro lo spirito; ma tutte queste cose si mette sopra a' piei dell'affetto. Ella è costante e perseverante; che tanto gode, quanto si vede sostenere. Bene è dunque da cercare questo vero e perfetto lume, e con odio levare da noi quella cosa che cel tolle, cioè l'amore proprio di noi medesimi. A questo odio verremo, quando staremo serrati nella casa del cognoscimento di noi; dove troveremo l'amore proprio di noi. Perocché l'anima che si vede amare, non può fare che non ami. Allora s'infonde uno lume sopranaturale nell'occhio dell'intelletto nostro, col quale lume veniamo ad ogni perfezione: ma senza il lume non vi verremo mai. E però dissi ch'io desideravo di vedervi con vero e perfettissimo lame. Di questo voglio che vi studiate, quantunque potete, d'averi, in voi... Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Amore.


CLXXXIX - A monaci di Cervaia, e a fra Giovanni di Bindo, Niccolo di Ghida, ed altri suoi in Cristo figliuoli, de' frati di Monte Oliveto presso Siena

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi dilettissimi e carissimi fratelli in Cristo Gesù, ioCatarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e confortovi nel prezioso sangue suo, il quale sangue fu sparto con tanto fuoco d'amore, che dovrebbe trâre a sé ogni cuore ed affetto della creatura. E non è grande fatto se la memoria del sangue è ne' cuori de' servi di Dio, però che egli è mescolato con fuoco.

Così mi ricordo che disse la prima Verità una volta ad una serva sua, dimandando ella, e dicendo: «Poiché tu eri morto, perché volesti che il costato ti fusse aperto, egittasse tanta abbondanzia di sangue?» egli diceva allora: «Molte sono le cagioni; ma due principali te ne dirò. L'una perché io volsi e che per l'apritura del lato vi manifestai il secreto del cuore; perocché più era dentro l'affetto che io aveva all'uomo, che il corpo con l'atto di fuore non poteva mostrare. L'altra si fu il battesimo che per li meriti del sangue mio era dato all'umana generazione». Sapete che egli gittò sangue, ed acqua; l'acqua per lo battesmo santo che è dato a' Cristiani, il quale ci dà la vita e la forma della Grazia, il quale, per li meritidel sangue dell'Agnello, provide la divina eterna bontà per rimedio delle nostre ignoranzie e miserie. E per coloro che non potessero avere il battesmo dell'acqua, ha posto il battesmo del sangue e del fuoco; perocché il sangue loro, sparto per Dio, sarebbe battesmo, siccome fu a' santi Innocenti. E tutto questo varrebbe loro per lo sangue del Figliuolo di Dio, perché il sangue de' martiri valse e vale per lo sangue suo. Ma noi miseri miserabili Cristiani, ricevuta già la Grazia, perché non si leva su ilcuore nostro freddo, pieno d'amore proprio e d'ignoranzia, a ragguardare tanto ineffabile fuoco d'amore, e la sua inestimabile providenzia? che, vedendo che per lo peccato noi perdiamo la Grazia e la purità che riceve l'anima nel santo battesmo (il quale è di tanta eccellenzia, che non si può prendere altro, che una volta), ha ordinato il battesmo del sangue e del fuoco, il quale possiamo continuamente prendere.

Confortianci dunque, fratelli miei, e non veniamo meno, né per peccato commesso, né per alcuna illusione o tentazione di dimonio: e sia la via sozza, brutta quanto vuole. perocché il medico nostro Cristo ci ha data la medicina contra ogni nostra infirmità, cioè il battesmo del sangue e del fuoco, nel quale l'anima purifica e lava ogni peccato, consuma e arde ogni tentazione e illusione del dimonio: perocché il fuoco è intriso col sangue. Adunque, bene è vero che egli arde d'amore, e lo Spirito Santo è esso fuoco. Perché l'amore fu quella mano che percosse il Figliuolo di Dio, e fecegli versare sangue; e unironsi insieme; e fu sì perfetta questa unione, che noi non possiamo avere fuoco senza sangue, né sangue senza fuoco. E perché l'uomo, mentre che vive nella carcere corruttibile del corpo suo (il quale è una legge perversa, che sempre lo invita e inchina a peccato)... ha posto il dolce e buono Dio questo continuo rimedio, quale fortifica la ragione e la libertà dell'uomo, cioè questa continua medicina del fuoco dello Spirito Santo, che non gli è mai tolto: anco adopera continuamente la Grazia e i doni suoi. In tanto che ogni dì puoi e debbi adoperare questo battesmo dolce, el quale t'è dato per grazia, e non per debito. Quando dunque l'anima ragguarda e vede in sé tanta eccellenza e fuoco di Spirito Santo, inebriasi per siffatto modo dell'amore del suo Creatore, che ella al tutto perde sé, e, vivendo, vive morta, e non sentein sé amore né piacimento di creatura. Perocché la memoria s'è già piena dell'affetto del suo Creatore; e lo intendimento non si sente a intendere né a vedere neuna cosa fuore di Dio: ma solo intende e vede, sé medesimo non essere, e la bontà di Dio in sé; la quale bontà infinita, vede che non vuole altro che il suo bene. E allora l'amore suo è diventato perfetto verso di Dio; e non avendo in sé altro, né intendendo altro, non si potrebbe tenere allora il veloce corso del desiderio; ma corre senza veruno peso o legame, perocch'egli ha tagliato da sé, e levato ogni peso che gli fusse cagione a impedire questo corso. E sono questi cotali sì legati nel giogo di Cristo, che amano loro per Dio, a Dio per Dio, ed il prossimo per Dio.

A questa perfezione, carissimi fratelli, voi sete invitatie tratti dallo Spirito Santo, dallo stato del secolo allo stato della santa Religione; e sete legati col funicolo della vera e santa obedienzia, menati a mangiare fialoni di mele nel giardino della santa Chiesa. Adunque io vi prego, poiché è tanto dilettevole, che giammai non volliate il capo addietro per veruna fadiga o tentazione che il dimonio vi desse; e non venga mai a tristizia e a confusione l'anima vostra: perocché il dimonio non vorrebbe altro. Onde egli spesse volte darà molte molestie e varie battaglie, e faratti falsamente giudicare contra l'obedienzia che ti fusse imposta. E non fa questo perché di primo colpo creda che noi cadiamo, ma solo perché l'anima venga a disordinata tristizia e confusione di mente; perocché, essendo condotta l'anima in su la tristizia a confusione per tedio di sé, perde e abandona i suoi esercizii spirituali li quali faceva, parendole che le sue operazioni non debbano essere accette né piacevoli a Dio; perché gli'l pare fare in tante tenebre e freddezza di cuore, parendole essere privata del calore della carità, che lepare meglio di lassarle stare, che di farle. Allora il dimonio gode, perché la vede per la via di conducerla a disperazione; perocché in altro modo non può guadagnare, se non per questo. Non è dunque da fare così; perocché, se tutti i peccati si raunassero in un corpo d'uno uomo, e gli rimanga la vera speranza e la viva fede della infinite misericordia; non ci potrà tollere che noi non partecipiamo e riceviamo il frutto del sangue del Figliuolo di Dio, il quale il dolce Gesù sparse, volendo adempire l'obedienzia del Padre e la salute nostra. E perché egli non aveva in sé altra volontà se non adempire quella del Padre suo; ogni pena, strazio, scherni, e morte gli tornava a grandissima dolcezza; in tanto che gli parbe giungere alla pasqua, giungendo alle pene. Questo parbe che mostrasse nella cena, quando disse a' discepoli suoi: «Con desiderio ho desiderato di fare questa pasqua». Questa era la pasqua; che vedeva compiuto il tempo, e venuto quello che tanto aveva desiderato, cioè di fare sacrificio del corpo suo al Padre per noi in sul legno della santissima croce. Or così voglio, dunque, che facciate voi; perocché così fa l'anima innamorata di Dio; cioè, che non schifa fadiga che trovi, né per dimonio né per obedienzia; ma tanto gode, quanto si vede sostenere. E tanto gode ed esulta, quanto si vede più legato corto dal prelato suo per obedienzia; perocché vede, quanto l'effetto e la volontà è più legato quaggiù, tanto è più larga e legata con Cristo.

E se mi diceste: «Che modo tengo quando sento le tenebre e la cecità della mente, che non pare che ci sia punto di lume, onde io mi posse attaccare a speranza?» dicovelo, fratelli e figliuoli miei. Voi sapete che il peccato sta solo nella perversa e mala volontà. E però l'anima, quando vede la buona volontà in sé, che elegge innanzi la morte, che offendere attualmente il suo Creatore; debbe allora abandonare la confusione di sé, e andare per lo lume il quale trova, d'una Grazia nascosa nell'anima, la quale Dio gli ha data, conservandogli la buona volontà. Ora questa mensa dunque si debbe pascere, esercitandosi in ogni santa operazione. E risponda alla confusione del dimonio, e dica: «Se la divina Grazia non fusse in me, io non averci buona volontà; ma seguiterei le malizie tue; e le mie perverse cogitazioni. Ma io lui confido in Domino nostro Jesu Christo, il quale mi conseverà fino all'ultimo della vita mia».

Voglio, dunque, che apriate l'occhio della ragione, fratelli miei, a cognoscere voi medesimi: perocché nel cognoscimento di noi medesimi l'anima s'umilia; il qual cognoscimento riceve per le molte tenebre e molestie delle dimonia, e cresce in sollicitudine, ed in amore di Dio; perocché vede che senza lui non si può difendere, e trova in sé Dio per snata e buona volontà. Così dunque abbiamo veduto in che modo troviamo Dio nel tempo delle tenebre, e come nelle cose amare l'anima trova dolcezza solo per l'affettuoso e consumato amore; il quale l'anima concepe, e trove continuamente nel battesmo del sangue e del fuoco dello Spirito Santo. Il quale è a noi principio, regola, mezzo e fine nostro: nel quale fine l'anima non è più viandante né peregrina in questa vita; ma è fermata a stabilita nella visione eterna di Dio, ove riceve il frutto d'ogni sua fadiga. Adunque corriamo, diletti figliuoli miei, none schifando né fuggendo neuna fadiga, ma seguitando il Capo nostro Cristo Gesù. Altro non dico. Volate con l'ale della profonda umilità e della ardentissima carità. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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