DIFENDERE LA VERA FEDE

La confessione

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    00 1/12/2010 10:25 AM
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    Da: lisa  (Messaggio originale)Inviato: 26/06/2003 8.39
    Buongiorno a tutti, come ho scritto in un altro  post, dopo anni  mi accingo  a  espletare il sacramento della confessione, è un passo su cui ho molto meditato perchè nononascondo che dopo anni di  diciamo "non frequentazione" sento un certo disagio, disagio colmato in parte dalla consapevolezza che il sacerdote che mi ascolta  è un tramite fra me e il Signore, almeno credo ,perchè su questo sacramento non so nulla e mi piacerebbe sapere da dove nasce, quali sono le sue fonti, come si è sviluppato......
    Spesso ho sentito mia madre dire: "mi sonoconfessata la settimana scorsa, quindi questa settimana non c'è bisogno, faccio lo stesso la comunione", e allora io mi chiedo se è a nostro giudizio che noi decidiamo o meno di confessarci, non credo che possa dipendere dalla gravità o meno dei peccati commessi , tutti i peccati non sono gravi agli occhi di Dio? non credo che esista il peccato per cui non serva la confessione.....e allora come ci si regola? magari mi direte secondo coscienza, ma io ripeto come possosentirmi a posto con la coscienza, non avrò ucciso nessuno o commesso altri peccati del genere, ma so benisimo che non posso dire di essere a posto. Quello che voglio dire se esiste la confessione perchè si pratica questa forma di autoassoluzione, non è un controsenso?
    Spero abbiate compreso quello che voglio dire, io ho le idee piuttosto confuse e forse non mi so spiegare.
    lisa    


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    Da: Soprannome MSNablasor56Inviato: 26/06/2003 8.58
    Ciao Lisa, anch'io dopo ben 10 anni ho sentito il desiderio di confessarmi e l'ho fatto 15 giorni fa'. Dopo la separazione da mio marito non volevo più saperne di comunità cristiane ed altro perchè le ritenevo causa dei miei mali. Ho pure praticato il buddismo per 6 anni e con coerenza, ma quando ho capito che era una ingabbiatura del cervello me ne sono andata con tanto di dimissioni formali spiegando il perchè. Finalmente spero di aver capito che devo esclusivamente affidarmi a Dio-Gesù e se sono forte di questo, tutto viene naturale ed anche in forma naturale esce fuori la voglia o meno di confidarsi con un Ministro di Dio, senza schemi, esprimendo i nostri stati d'animo, le nostre sensazioni; e se riesci a trovare un "direttore spirituale" puoi anche dimenticare di usare la parola "confessione". Felicità in Dio-Gesù, giusy

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    Da: NazarethInviato: 26/06/2003 13.51
    Care amiche....l'argomento è delicato perchè va a toccare quella sfera che non sempre ci piace spiattellare sul tavolo......appunto la CONFESSIONE.....e ci si chiede " ma perchp devo dire tutto a un prete, un uomo, che forse nei comportamenti è anche peggiore di me? Io mi confesso a Gesù e questo basta....."
    Partiamo da un aspetto evangelico.....se fosse stato sufficiente dire i propri peccati a Gesù...perchè ai suoi Gesù raccamonada: "e a chi li rimetterete (i peccati) saranno rimessi; a chi NON li rimetterete resteranno NON rimessi...."??
    Gesù da all'uomo chiamato da Lui alla missione nella Chiesa come MINISTRO......e TRAMITE LUI.....egli assolve.....NON è il prete ad assolvere, ma la Grazia Santificante che per mezzo delle imposizioni delle mani CONSACRATE......scende sul penitente.....
    Quando il prete dopo aver detto la formula dice: ".....ed IO TI ASSOLVO"....quell'"io"......non vuole identificare lui come uomo....ma come prete INVIATO DALLA CHIESA AD ASSOLVERE A QUESTO COMPITO.....in quell'"io" c'è tutta la Chiesa che perdona.......è Cristo che assolve.....e dopo....avviene il nostro ritornare ad essere membra "purificate"........e poichè siamo facilmente fallibili....si consiglia una maggior frequenza a questo Sacramento.....
    Vorrei anche inglobare le meditazioni di Lisa.....
    spesse volte ci accade di trovarci di fronte all'esame di coscienza: "che faccio? la faccio lo stesso la comunione?"......
    Gesù non è un cacciatore appostato dietro un cespuglio pronto a colpirci se sbagliamo........ma è il Pastore che lascia tutte le altre pecore per cercare quella che si è persa....allora l'esame di coscienza deve spostarsi non tanto sul da farsi durante la messa, ma prima e dire..."come sto messa? posso andare incontro allo Sposo?".......
    Vi è la possibilità di riconoscere l'incapacità di un momento precisop per la confessione.....e allora si può anche fare la comunione ma.....con la promessa  A GESU'...di andarsi a confessare quanto prima.......
    Per il resto non posso che ringraziarvi per questo forum.....
    e per le meditazioni che avete tratto anche per me stessa.....
    Fraternamente C.

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    Da: Soprannome MSNIyvan5Inviato: 26/06/2003 14.27
    Confessarsi è mettere a nudo il proprio animo , riconoscendo non solo i nostri errori, ma anche i nostri limiti. In questo senso diventa anche un atto di umiltà, in prima istanza nei confronti di Dio, e in via secondaria di fronte ad un uomo come noi. Non esistono momenti precisi per farlo ... è la nostra introspezione che dovrebbe suggerirci il momento ... Se diventasse una semplice abitudine o qualcosa sul tipo ... così mi metto a posto ... sarebbe veramente molto triste e squallido. La confessione deve essere un momento di grande consapevolezza, non basta certo una semplice elencazione dei nostri errori se questi  non sono entrati a far parte del nostro sentire di coscienza.
    Nessuno di noi è perfetto, quindi ci saranno sempre mancanze di diversa entità. L'importante è riconoscere umilmente la nostra debolezza davanti a Dio e davanti agli uomini. La confessione serve anche a questo.
    Ps. non sono un catechista, per cui mi sono limitato ad esprimere quello che è solo il mio piccolo pensiero. 

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    Da: lisaInviato: 22/07/2003 8.16
    Cara Caterina e cari fratelli, visto che in qualche modo siete stati partecipi dei miei piccoli passi nella fede vorrei raccontare gli ultimi sviluppi...................................
    Come tu stessa mi avevi suggerito, ieri sono andata nel pomeriggio in chiesa con l'intento di confessarmi, non c'era nessuno tanto che ho dovuto chiamare il prete, è stato disponibilissimo, prima abbiamo parlato un pò e gli ho raccontato per sommi capi la mia storia, pensavo erroneamente che al sentire che ero stata evangelica si sarebbe in qualche modo irriggidito e avrebbe cambiato atteggiamento nei miei confronti...........mi sbagliavo, è stato molto comprensivo e ha saputo trovare le parole adatte per mettermi a mio agio, tanto che naturalmente siamo passati alla confessione, e con mia grande sorpresa non è stato per niente imbarazzante, anzi quasi dimenticavo che parlavo con un prete, insomma è stata proprio una bella esperienza............e dopo?..........dopo sono rimasta per la messa, e devo dire davvero con le gambe tremanti  mi sonoaccostata alla comunione, dopo circa 10 anni! e per la prima volta nella mia vita, quella che ricevevo non era solo un ostia , avevo la coscenza del momento che stavo vivendo, non so se capisci, e come se finalmente tutti i conti tornavano, come se avessi , chiuso un periodo, è stato come tornare a casa...e quale migliore accoglienza di Gesù ?!!
    Confesso che anche dopo la messa , sarei volentieri rimasta li a pregare tanto stavo bene!! è stata una esperienza bellissima!!
    Cara Caterina volevo solo renderti partecipe di questo ulteriore passo , mi sei davvero stata molto vicina ( anche via pc), e mi auguro che questo cammino possa continuare.
    Un grande abbraccio
    lisa   

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 22/07/2003 9.40
    Cara Lisa.....comprendo invece la tua emozione...perchè è ciò che provo ogni volta che mi accosto all'Eucarestia...dopo la Confessione.......
    Domenica ad esempio pensavo alla ricchezza delle migliaia forme di emozioni che Dio in fondo riceve da ognuno di noi....tutte diverse, tutte belle......perchè il nostro Padre NON FA DIFFERENZE.....accoglie ogni cuore innamorato...e pentito...ed umiliato...dice il Salmo: "Un cuore affranto ed UMILIATO, Tu o Dio, non disprezzi..!"
    In quella Confessione ho accolto con giaia una tua emozione che faccio mia, quando dici:
    anzi quasi dimenticavo che parlavo con un prete.......questo è il vero "segreto" per comprendere il Mistero di questo Sacramento...non è un uomo che ci assolve, ma la Chiesa intera che ci perdona e ci raccoglie come figli dispersi........"a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi..." non è solo il Mistero del perdono infinito di Dio, ma è "PAROLA DI DIO".....cioè, un ordine che Gesù diede soltanto ai discepoli e a chi, dopo di loro, sarebbero stati CONFERMATI DA Pietro, cioè...dai vescovi tutti della Chiesa..il famoso MANDATO ...... l'esercizio ricevuto mediante il Sacramento dell'Ordine Sacro.....
    Fai tesoro della tua esperienza....custodiscila......e fai in modo che essa porti frutto ma prima di tutto a te stessa....Gesù ci dice "AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO"..ma se prima NON ci amiamo noi......come faremo ad amare bene il nostro prossimo? Gesù non intendeva certo o soltanto...quell'amarci mondanamente...Gesù chiedeva molto di più......amarsi vuol dire stare bene con noi stessi e con Dio...e se con Dio stiamo male....e se critichiamo sempre e soltanto gli altri fratelli perchè vivono diversamente la fede in Gesù..che tipo di amore potremo dare agli altri?
    Ecco....amiamoci come vuole Gesù...a questo serve l'Eucarestia.....ad amarci, a testimoniare il Cristo che per noi si è fatto nutrimento.....e una volta in pace con Cristo=con la Chiesa...ecco che possiamo essere efficaci Testimoni.......della carità cristiana....virtù più importante di tutte.....
    Fraternamente C.
    P.S.
    ricordiamoci nella Preghiera reciproca....

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    Da: nylusInviato: 22/07/2003 14.08
    in effetti la questione della confessione è molto controvers.
    il fatto stesso che ci siano altre confessioni cristiane che non la ritengono necessaria ci fa capire che evitandola non casca il mondo (religiosamente parlando!)
    non sono d'accordo con nazareth quando dice che non è l'uomo-sacerdote che assolve ma tutta la chiesa.
    per un caso di esperienza personale posso dire che invece è proprio l'uomo che decide di assolvere o no, secondo un suo personale metro di valutazione.
    alcuni sacerdoti in presenza di una persona separata dal coniuge negano addirittura la confessione.
    ritengo che confessare i propri peccati al sacerdote sia anche più sbrigativo e meno doloroso che farlo a dio direttamente, se si ha piena coscenza del peccato commesso.
    del resto, confessare al sacerdote considerandolo tramite è un po' come pensare che dio non ci ascolta. e siccome non è così mi chiedo a cosa serva il tramite.
    a farci sentire più in colpa?
    gesù disse
    a chi li rimetterete (i peccati) saranno rimessi; a chi NON li rimetterete resteranno NON rimessi..."
    non disse:
    a chi ve li confessa saranno rimessi ..ecc.ecc.
    quindi gesù non escludeva il ricorso alla confessione tramite o con l'aiuto degli apostoli, di un sacerdote.
    Nylus

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 22/07/2003 15.55
    Dunque partiamo da un fatto.....il rimettere i peccati è da sempre stato riconosciuto un atto legittimo da parte dei SOLI APOSTOLI.....e man mano che INVIAVANO....altri (cioè ricevevano il MANDATO APOSTOLICO) questi avevano il dovere di PERDONARE...il perdono era legato a che cosa? all'ingresso nella Chiesa mediante il Battesimo.......e questo "atto di confessare" in effetti era pubblico....ma solo coloro che avevano ricevuto il mandato...PERDONAVANO......
    1Cor.4,1: "Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio....." il perdonare....è parte di quel Mistero d'amore di Dio che incondizionatamente vuole accogliere TUTTI nella sua Chiesa.......
    A Timoteo Paolo dice: Questo incarico di RICHIAMARE io te lo affido, o Timoteo, figlio mio......"(1Tm.1,18)...e ci sono anche altri riferimenti..
    All'inizio del secondo secolo che cosa è accaduto? Durante le persecuzioni NON tutti i perseguitati cristiani morivano martiri.....molti si salvavano perchè......PER PAURA DELLA MORTE (non tutti siamo forti).....abiuravano la fede cristiana.......Che cosa stava accadendo dunque?
    Che cominciavano a serpeggiare malcontenti nei confronti di questi che si salvavano.....i quali cominciavano a venire additati nella comunità.....come traditori....e l'intolleranza cominciava a seminare zizzania....i vescovi erano preoccupati...del resto erano cristiani che poi si erano pentiti e COMUNITARIAMENTE avevano riconosciuto la loro debolezza...e il vescovo li aveva perdonati.......dopo UNA PENITENZA......come risolvere il problema?
    Si iniziò a chiedere alla comunità....che chi aveva abiurato per timore e debolezza...di DIRLO IN FORMA PRIVATA AL VESCOVO.......questo proprio per evitare una sorta di linciaggio morale.....da parte di coloro che superstiti avevano anche perso familiari nelle persecuzioni e non ritenevano giusto che se la cavassero con una penitenza.....
    Tale metodo accolse IMMEDIATAMENTE l'approvazione dei vescovi delle Diocesi vicine......e ne venne informato il vescovo di Roma che avendo saputo che tutti i vescovi erano concordi nel ritenerla una "cosa buona".......l'approvò senza aggiungere altro......
    Tale prassi quindi, la confessione privata..ebbe inizio in questo modo......agli inizi del II secolo......ancora oggi gli stessi ortodosssi praticano la Confessione privata....soltanto intorno all'anno 1000 (anno più o meno non vorrei sbagliare, ma può accadere) si decretò tale funzione....come Sacramento obbligatorio per chi voleva accedere al Battesimo e quindi entrare a far parte della Chiesa......Confessare i propri peccati non pubblicamente ma in forma privata poichè i vescovi si resero conto che la gente in privato si apriva molto più liberamente..e diceva aspetti che in pubblico non avrebbe mai detto......
    Caro nylus..io non dubito della lealtà di chi confessa a Dio i propri peccati, anche perchè si presume che ai Suoi occhi nulla sfugge.........tuttavia il rapporto con un ministro di Dio è diverso, perchè se la confessione è ben fatta.......ti posso garantire...che si arriva a parlare piangendo, e non tanto di dolore, ma di senso di liberazione.......un cattolico onesto che va a confessarsi....ha già di fatto confessato i suoi peccati a Dio..perchè ha fatto l'esame di coscienza..dunque sa ora di che cosa ha bisogno...chiedere il perdono......la RICONCILIAZIONE..a chi per nome della Chiesa= di Cristo.... ti assolve.....tutto qui...è un atto estremo di fiducia perchè la confessione davanti ad un altra persona....viene a toccare il nostro orgoglio.....la confessione umilia l'orgoglio che ci porterebbe a dire....che non abbiamo bisogno di nessuno tanto Dio ci ascolta.........NON è questione di "farci sentire in colpa".....e sapessi come comprendo questa tua domanda legittima..........la questione di fondo è che la Chiesa ha in sè dei ministri..."amministratori dei Misteri di Dio"......l'orgoglio può impedirci di vedere l'utilità della missione dei sacerdoti...e questo accade sovente purtroppo.....l'orgoglio ci convince che non abbiamo bisogno di nessuno....tuttavia per stare dentro la Chiesa ci sono delle regole...e queste le hanno prescritte gli Apostoli e chi, dopo di loro, avendo ricevuto un mandato......ha ritenuto approfondire certi argomenti....
    Poi dici:
    gesù disse
    a chi li rimetterete (i peccati) saranno rimessi; a chi NON li rimetterete resteranno NON rimessi..."
    non disse:
    a chi ve li confessa saranno rimessi ..ecc.ecc.
    quindi gesù non escludeva il ricorso alla confessione tramite o con l'aiuto degli apostoli, di un sacerdote..
    .....
    nylus...aiutami a capire l'ultima parte di questo trafiletto...stai dunque dicendo il ricorso alla confessione tramite gli apostoli e sacerdoti.....? giusto?
    RIMETTERE I PECCATI.....se non confesso le mie colpe..che cosa possono rimettere i discepoli?...la confessione è un ammettere e riconoscere i propri peccati e sbagli....da qui scatta il perdono della Chiesa......
    Spero di aver fatto un pò di luce su aspetti pochi noti della vita della Chiesa primitiva...., diversamente ne possiamo ancora parlare....fraternamente C.

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 22/07/2003 16.45
    Poi nylus dice una cosa interessante che merita una risposta a parte..dice:
    non sono d'accordo con nazareth quando dice che non è l'uomo-sacerdote che assolve ma tutta la chiesa.
    per un caso di esperienza personale posso dire che invece è proprio l'uomo che decide di assolvere o no, secondo un suo personale metro di valutazione.
    alcuni sacerdoti in presenza di una persona separata dal coniuge negano addirittura la confessione..
    .....
    ...intanto spero che dalla firma si comprenda che Nazaret sono sempre io (uso quel nik per inserire immagini^__^), dunque.......non diciamo uomo-sacerdote....a me fa brutto..mi sembra una trasformnazione.....che non esiste......il sacerdote resta un uomo a tutti gli effetti...ma quando amministra i Sacramenti lo fa in virtù del Sacramento dell'Ordine che ha ricevuto (il famoso Mandato)...per questo la Chiesa insegna che se anche un prete è nel peccato....il Sacramento che amministra è valido..proprio perchè NON è lui ad esercitare quella Grazia, ma è Cristo che interviene per mezzo dell'uomo, di quell'uomo, usando parole e gesti che riteniamo appunto RITI SACRAMENTALI....
    Certamente che il prete potrebbe decidere di NON ASSOLVERE.....Gesù dice "a chi rimetterete...e a chi NON rimetterete"...quindi si prevede anche una NON rimessione anche se lo stesso Giovanni Paolo II nella Lettera ai Sacerdoti su questo Sacramento....ha auspicato che questo possa NON avvenire.....TUTTAVIA...in virtù di questo potere se un prete ha davanti, ad esempio..un convivente prima divorziato....può perdonargli certamente i peccati....ma non può assolverlo in pienezza per ricevere l'Eucarestia.....perchè tale persona vive in contrasto con il Vangelo......
    Ovviamente questa è una risposta molto esigua.....l'argomento andrebbe approfondito maggiormente....ma so già che scatenerebbe malcontenti purtroppo non fa piacere vedersi negare l'Eucarestia........ma se leggiamo Paolo si esprime in toni maggiormente severi di quanto faccia la Chiesa oggi.....Lo stesso discorso vale, ovviamente per un omosessuale ad esempio..che confessando il suo modo di vivere la sua natura..NON promettesse ad esempio di tentare con tutta la sua volontà di astenersi dai rapporti sessuali sodomasi.....Se esistono i presupposti, ad esempio di un impegno a non cedere alle tentazioni..il sacerdote può assolvere in pienezza......ma se il sacerdote sa nel confessionale che tale penitente NON ha intenzione di contenersi...è ovvio che deve avvisarlo che in quel caso lui NON può ammetterlo nella pienezza con la Chiesa.......
    Leggendo invece che alcuni sacerdoti negano la confessione....allora stanno commettendo un abuso......a meno che tale sacerdote non sia già al corrente che tale persona separata....di fatto convive......tuttavia è lo stesso un abuso..perchè il sadertote ha il dovere e L'OBBLIGO morale di ascoltare chiunque chieda la Confessione....Tale confessione potrebbe addirittura durare più incontri e NON risolversi con un unico incontro.....dipende dagli accordi che entrambi prendono per tentare di risolvere problemi gravi come, ad esempio..può essere un omecida che confessa al prete ma non alla giustizia...allora l'assoluzione sarà piena soltanto quando il penitente si consegnerà anche alla giustiza.....
    Spero di aver fatto più chiarezza...fraternamente C.
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    00 1/12/2010 10:27 AM
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    Da: lisaInviato: 25/07/2003 8.56
    Inserisco uno scritto sulla confessione tratto da un programma  in onda su radio Maria.

    Conversazioni gentilmente forniteci dall'autore e tenute durante delle trasmissioni a Radio Maria

     

    La Confessione

     

    In questa conversazione affronteremo un argomento fondamentale della dottrina cattolica: la confessione, o sacramento della Riconciliazione. <O:P></O:P>

     E’ un argomento abbastanza contestato, non solo in generale, ma anche nei suoi aspetti particolari. Molti non comprendono e non accettano il fatto che si debba confessare le proprie colpe, i propri peccati accusandosi davanti ad un sacerdote. Altri ritengono che sia sufficiente rivolgere direttamente a Dio la richiesta di perdono, anche per i peccati più gravi, e accusano la Chiesa di essersi arrogata un potere che non le appartiene.<O:P> </O:P>

    Come vedete, non mancano le contestazioni. E dobbiamo dire, anche se con qualche dispiacere, ma per amore di verità, che persino in casa cattolica si è giunti a contestare la Confessione, quasi a negarle lo statuto di Sacramento. Sono contestazioni esplose soprattutto negli anni post-conciliari che hanno provocato il danno di rendere la Confessione “fuori moda”, al punto che oggi i Confessionali sono spesso vuoti e diversi lamentano il fatto che molti fanno la Comunione ma senza una adeguata Confessione.<O:P> </O:P>

     Insomma, ce n’è abbastanza per affrontare, seppure a grandi linee, l’argomento della Confessione. Come è nostra consuetudine, vogliamo dare prima sinteticamente e semplicemente, alcuni dati fondamentali sulle ragioni della dottrina cattolica riguardanti il Sacramento della riconciliazione e poi, in un secondo momento, vogliamo interrogare la storia per chiederle, attraverso documenti e testimonianze, di dirci che cosa pensavano i primi cristiani riguardo questo importantissimo sacramento.<O:P> </O:P>

     Mi pare di poter dire che si tratti di un argomento di grande attualità, soprattutto in quest’anno giubilare, nel quale la Chiesa ci offre la straordinaria opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria, di ottenere il perdono dei peccati che abbiamo commesso e lo sconto totale delle pene. Per ottenere l’indulgenza plenaria, lo sapete bene, la Chiesa pone, tra altre condizioni, anche quella di fare una buona Confessione.<O:P> </O:P>

    La prima domanda alla quale ogni cattolico, a  maggior ragione chi si occupa di apologetica, deve sapere rispondere può essere formulata in questo modo: dove nasce il sacramento della Riconciliazione? Chi lo ha istituito? In quale occasione? Dove sta scritto, diremmo in altri termini, che bisogna confessarsi per ottenere il perdono dei propri peccati?<O:P> </O:P>

    Voi sapete che il valore di Sacramento viene negato alla Confessione sia dai membri della numerosa e variegata famiglia protestante, sia dagli appartenenti alla famiglia dei Testimoni di Geova. E naturalmente, quando ci capita di incontrare chi fa parte di queste famiglie religiose, talvolta ci sentiamo chiedere ragione del nostro “andare a confessarci” e , in questo caso, seguendo l’insegnamento di San Pietro, noi cattolici dobbiamo essere “pronti a rendere ragione” della nostra fede.<O:P> </O:P>

    Anticipiamo subito, e poi giustifichiamo, la risposta a questa domanda, risposta che deve essere chiara, precisa, illuminante e sicura: il sacramento della Riconciliazione è stato istituito da nostro Signore Gesù Cristo. <O:P></O:P>

    Non è stata la Chiesa, in un determinato momento della sua storia, magari con il pretesto di controllare la vita privata dei suoi membri, ad inventare il Sacramento della Confessione, ma esso è stato voluto inequivocabilmente da nostro Signore Gesù Cristo.<O:P> </O:P>

    Ricordo, a beneficio di tutti coloro che leggono, che quella che ho appena enunciato è una verità dogmatica, definita dal Concilio di Trento proprio per sgomberare il campo dal pericolosissimo e gravissimo per la fede errore protestante. Ogni cattolico è tenuto a credere che la Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo. Chi si pone contro questa verità non confessa tutta intera la fede cattolica.<O:P> </O:P>

    Prima di richiamare alla memoria i brani della Sacra Scrittura dai quali emerge chiaramente la volontà di Gesù Cristo di istituire  il Sacramento della Confessione, sarà bene ricordare una verità fondamentale: la Sacra Scrittura insegna che solo Dio ha il potere di rimettere i peccati.<O:P> </O:P>

    Il vangelo di San Marco è chiarissimo. Al capitolo 2 versetto 7, leggiamo: “Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. È una domanda che si pongono gli Scribi che Gesù aveva promesso di perdonare i peccati al paralitico che gli avevano portato.<O:P> </O:P>

    Gesù non contesta il contenuto di questa osservazione; Gesù sa benissimo che solo Dio può rimettere i peccati ma, essendo Egli Dio – e questo dovrebbe far riflettere i Testimoni di Geova che non credono alla divinità di Cristo – si attribuisce il potere divino di perdonare i peccati e dimostra tutto il diritto che ha di attribuirsi questo potere divino guarendo istantaneamente il paralitico. <O:P></O:P>

    Dunque, se è vero che il potere di rimettere i peccati, stando alla Sacra Scrittura, appartiene solo a Dio, è altrettanto vero che l’esercizio di questo potere è stato affidato da Dio stesso alla sua Chiesa. E questa verità emerge in modo chiarissimo e indubitabile proprio dalla Sacra Scrittura ed è confermata dalla prassi bimillenaria della Chiesa.<O:P> </O:P>

     <O:P> </O:P>

    A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: dove si legge che l’esercizio di questo potere è stato affidato alla Chiesa? <O:P></O:P>

    Rispondiamo subito. Si legge, per fare un primo esempio, nel Vangelo di san Giovanni, al capitolo 20. Ascoltiamo bene queste parole di Gesù. Il momento è solenne, Gesù, dopo essere stato crocifisso, è risorto e incontra gli Apostoli rinchiusi nel Cenacolo. Ecco che cosa dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.<O:P> </O:P>

    E’ un brano importante e al tempo stesso estremamente chiaro:  Gesù, che è Dio, che ha il potere di rimettere i peccati, dona agli apostoli, quindi alla Chiesa, l’esercizio di questo potere: il potere di rimettere i peccati.<O:P> </O:P>

    Questo è propriamente il Sacramento della Riconciliazione o confessione, Sacramento con il quale vengono rimessi i peccati ben confessati. Sacramento istituito da Gesù Cristo, non certamente inventato dalla Chiesa.<O:P> </O:P>

    Nel vangelo si leggono altre conferme di quanto stiamo dicendo. Nel vangelo di san Matteo 18,18 sono riportate parole importanti, pronunciate da Gesù e dirette ai suoi Apostoli: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo”.<O:P> </O:P>

    Ora, lasciamo agli esegeti, agli studiosi della Bibbia il compito di spiegarci bene che cosa significa, nel linguaggio rabbinico, “legare” e “sciogliere”. A  noi basta ricordare che si tratta di un vero e proprio potere giudiziario, un potere di assolvere o di condannare. Attenti bene: potere che appartiene solo a Gesù, che è vero Dio, ma che viene  affidato agli Apostoli, dunque alla Chiesa.<O:P> </O:P>

    E’ assolutamente naturale che prima di assolvere o prima di condannare, chi esercita questo potere, quindi la Chiesa, deve conoscere i fatti che dovrà giudicare; deve avere la possibilità di esaminare le condizioni di chi si presenta a giudizio, cioè del peccatore, per decidere con giustizia, con equità se emettere una sentenza di assoluzione o di condanna. Ecco la necessità di  confessare i peccati al sacerdote. <O:P></O:P>

    Siamo così di fronte ad una ulteriore conferma del Sacramento della Riconciliazione. La quale trova il suo fondamento, come si vede bene, nel Vangelo, nella Parola di Dio. E’ lì, e dalla volontà di Gesù Cristo che nasce la Confessione.

    Per completare il nostro discorso non possiamo dimenticare che questo potere di legare e di sciogliere è stato conferito da Gesù, in modo esplicito e diretto, a Simon Pietro, al capo degli Apostoli. Potete leggere il momento del conferimento a Pietro del potere di legare e sciogliere nel capitolo 16 del Vangelo di Matteo.<O:P> </O:P>

    Dunque, crediamo di aver dimostrato quanto sia fondata la verità cattolica secondo la quale il potere di rimettere i peccati è stato dato da Gesù alla Chiesa. Anche san Paolo è estremamente chiaro. Nella seconda lettera inviata ai Corinti, al capitolo 5, al versetto 18, si può leggere: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con Sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della Riconciliazione”.<O:P> </O:P>

    Come vedete, anche san Paolo insegna che il potere di rimettere i peccati, quindi di riconciliare il peccatore con Dio, potere che appartiene solo a Dio, è stato, tuttavia, “affidato” – questo è il termine che usa l’Apostolo delle genti – alla Chiesa.

    E san Paolo ribadisce questa verità, che fa da fondamento al Sacramento della Riconciliazione nel versetto 20 dello stesso capitolo, versetto molto noto: “Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. <O:P></O:P>

    Per s. Paolo sono dunque gli ambasciatori di Cristo che riconciliano il peccatore con Dio. Chi sono gli ambasciatori di Cristo in questo caso? I vescovi e i sacerdoti.

    La necessità della Confessione ha, come abbiamo visto, un fondamento biblico e noi cattolici ci atteniamo alla Sacra Scrittura quando professiamo che il Sacramento della confessione è stato istituito da Gesù.<O:P> </O:P>

    A questo punto dobbiamo fare un passo avanti. Se le nostre non fossero conversazioni di apologetica, qui sarebbe giunto il momento di dare vita ad una serie di riflessioni certamente utili alla nostra vita spirituale, al nutrimento della nostra fede.<O:P> </O:P>

    Per esempio, sarebbe molto utile conoscere bene come si fa una buona confessione: conoscere quali sono le condizioni per una buona e valida confessione. Sarebbe  questo il momento di ricordare che è molto importante e straordinariamente utile confessarsi spesso. Quanti cattolici, purtroppo, che fanno la comunione abitualmente, si confessano poco o addirittura mai.<O:P> </O:P>

    Recentemente, partecipando ad un incontro parrocchiale con i genitori dei bambini che fanno la prima confessione, una mamma denunciava candidamente che Lei non si confessava da ben 12 anni. D’altronde, diceva quella signora, non solo non vedeva la ragione per cui doveva dire a un prete cose che erano solo sue, ma – si chiedeva – quali peccati avesse mai commesso? La poverina, naturalmente, mancava di istruzione religiosa, e questo spiega perché diceva queste cose; ma quello che a noi interessa è purtroppo il fatto che sono in molti, tra i cattolici ad avere queste idee.<O:P> </O:P>

    Che peccati vuoi che abbia mai commesso? Ma il primo peccato, rispondo io, il primo peccato grave è proprio il fatto che non ti confessi. <O:P></O:P>

    Però, dobbiamo abbandonare queste riflessioni, certamente interessanti, e tornare alle nostre conversazioni di apologetica.<O:P> </O:P>

    Veniamo dunque a porci la solita domanda. Noi cattolici crediamo che la Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo; altri, che pure dicono di seguire fedelmente il vangelo, come Protestanti  e Testimoni di Geova, non lo credono. Noi cattolici crediamo che i ministri di Dio, vescovi e sacerdoti, abbiano ricevuto il potere di rimettere i peccati; altri, che pur si dicono cristiani, non credono questo. Chi ha ragione?<O:P> </O:P>

    Oltre alla corretta analisi del testo biblico, ci aiuterà a rispondere una piccola indagine nel campo della storia, della storia della Chiesa. Che cosa pensavano i primi cristiani della confessione? Che cosa avevano capito i cristiani dei primi secoli, quando non esisteva né il mondo protestante né quello dei Testimoni di Geova? La Confessione per i primi cristiani era un sacramento? Era necessaria? Ci si confessava denunciando i propri peccati a vescovi e sacerdoti o bastava rivolgere un pensierino contrito a Dio?<O:P> </O:P>

    Enunciamo subito la tesi che vogliamo sostenere e difendere dalle contestazioni: la Chiesa antica aveva in uso la Confessione: la confessione al vescovo o al sacerdote. Questo risulta chiaramente dalle tracce che la storia ci ha lasciato. <O:P></O:P>

    Cominciamo da un santo vescovo, da un martire per la fede, ucciso durante la persecuzione scatenata sotto l’imperatore romano Valeriano. Stiamo parlando di san Cipriano, vissuto in epoca antica, nella prima parte del III secolo: è nato infatti verso l’anno 205 ed è morto martire, decapitato, a Cartagine  nell’anno 258.<O:P> </O:P>

    È certamente uno dei personaggi di maggior rilievo nella storia del Cristianesimo antico, uomo tra i più stimati, autore di numerose opere che ci sono pervenute.<O:P> </O:P>

    Sentiamo che cosa scrive san Cipriano a proposito della Confessione: “Confessi ciascuno il proprio delitto, mentre chi peccò è ancora nel mondo, mentre può ammettersi la sua confessione, mentre la soddisfazione e  la remissione ad opera dei sacerdoti è grata presso il Signore” (De Lapsis, 29).<O:P> </O:P>

    Dunque san Cipriano, già nel III secolo, invita alla Confessione dei peccati per ottenere “la remissione ad opera dei sacerdoti” e insegna che questa è cosa gradita a Dio. Cari cattolici, sappiate che i cristiani del III secolo erano invitati dai loro vescovi a confessare i loro peccati ai sacerdoti, proprio come facciamo noi cattolici oggi, fedeli al Vangelo e alla prassi bimillenaria della Chiesa.<O:P> </O:P>

    Passiamo ad un altro grande testimone della Chiesa antica, sant’Ambrogio, vescovo di Milano, vissuto nel IV secolo. Sant’Ambrogio scrive: “Il peccato è veleno, il rimedio è l’accusa del proprio crimine, veleno è l’iniquità, la confessione è il rimedio della caduta”  (In ps. 27,11).<O:P> </O:P>

    Dunque, anche sant’Ambrogio insegna che per rimediare al veleno del peccato bisogna “accusarsi”, quindi confessare i peccati e insegna dunque che la Confessione è la vera medicina, il vero rimedio alle cadute del peccato. <O:P></O:P>

    A proposito del potere di esercitare il perdono dei peccati, sant’Ambrogio, contestando l’eresia dei Novazioni che sostenevano che i peccati mortali non si potevano rimettere, scrive nella sua opera “La penitenza” (2,7): “Tale facoltà è stata data, infatti, ai soli sacerdoti”. E sant’Ambrogio ricorda che questa facoltà è stata data alla Chiesa insieme allo Spirito Santo.<O:P> </O:P>

    Prima di proseguire nella nostra modesta indagine storica, rispondiamo ad una probabile obiezione che potrebbe essere sollevata a questo punto della nostra conversazione. Abbiamo citato san Cipriano, abbiamo ricordato sant’Ambrogio e tra breve ricorderemo altri grandi nomi del Cristianesimo dei primi secoli. Certo, ecco l’obiezione: abbiamo citato tutte fonti cattoliche ed è chiaro che, essendo testimonianze storiche di cattolici, non possono dire altro che quel che dice oggi la Chiesa.<O:P> </O:P>

    Rispondiamo subito a questa osservazione: per favore, chi può, citi almeno un nome di un Protestante o di un Testimone di Geova dei primi secoli. Ci faccia vedere un documento, una traccia, un’opera di qualche pastore protestante o di qualche anziano Testimone di Geova che con autorità, insegnava nei primi secoli cose diverse sulla confessione e su qualunque altro tema dottrinale. E noi saremo ben felici di ricordare, tra le fonti storiche, anche loro.<O:P> </O:P>

    Di fronte a questa nostra richiesta, l’interlocutore può solo tacere: non esistevano Protestanti e Testimoni di Geova nei primi secoli del Cristianesimo per la semplice ragione che queste che si credono chiese o congregaizoni edificate da Gesù Cristo sono in realtà soltanto opera di uomini. Prima di Lutero, non esisteva il mondo protestante e Lutero, si sa, è vissuto nel XVI secolo. Prima di Charles Taze Russel non esisteva il  mondo dei Testimoni di Geova e Charles Taze Russel è vissutom, si sa, nel secolo scorso.<O:P> </O:P>

    Quindi non se ne abbia a male nessuno se citiamo tra i cristiani dei primi secoli i cattolici: la Chiesa cattolica esiste da 2000 anni, è stata fondata da Gesù Cristo e non è colpa sua se altre confessioni sono nate secoli e secoli dopo Gesù Cristo. <O:P></O:P>

    Torniamo, dopo aver risposto a questa eventuale obiezione, alla storia dei primi secoli del Cristianesimo e ricordiamo il grande San Girolamo, Padre della Chiesa, vissuto nel IV secolo.<O:P> </O:P>

    San Girolamo afferma che è compito dei sacerdoti legare e sciogliere non già ad arbitrio, ma solo “dopo udite le varie specie di peccati” (In Matth., 3,16,19).<O:P> </O:P>

    Come vedete, ci sono Padri della Chiesa che, fin dai tempi antichi, fin dai primi secoli, sostengono la necessità della Confessione, sostengono che i sacerdoti possono “legare e sciogliere” non a loro arbitrio, ma dopo avere udito dai penitenti l’accusa dei peccati.<O:P> </O:P>

    Ma questo corrisponde proprio a ciò che facciamo noi cattolici oggi, in sintonia con il Vangelo e con la prassi bimillenaria della Chiesa.<O:P> </O:P>

    I Padri e i grandi santi della Chiesa ci hanno lasciato anche interpretazioni molto ricche e suggestive di brani del Vangelo per sostenere la necessità della Confessione.<O:P> </O:P>

     <O:P> </O:P>

    Sant’Ambrogio e sant’Agostino ci ricordano l’episodio della risurrezione di Lazzaro. Come a Lazzaro Gesù disse: “Vieni fuori (Gv 11,43) e quindi fu sciolto dalle fasce che lo tenevano legato, così e necessario che il peccatore metta fuori, cioè, manifesti i suoi peccati mediante la confessione, perché il peccatore, come Lazzaro, possa venire sciolto dai ministri della Chiesa .<O:P> </O:P>

    Proseguiamo. La storia della Chiesa dei primi secoli ci tramena documenti e prove che testimoniano come la Confessione doveva essere fatta al sacerdote o al vescovo.<O:P> </O:P>

    Sant’Ambrogio e san Giovanni Crisostomo, nel IV secolo, insegnano che la Confessione deve essere fatta in chiesa, deve essere confessione orale dei peccati, deve riguardare i singoli peccati, quindi non deve essere una confessione generica e superficiale, e insegnano che il peccatore deve vincere la paura di arrossire, la vergogna che si può provare quando umilmente svela al Ministro di Dio i propri peccati.<O:P> </O:P>

    Riflettiamo un momento: tutti questi suggerimenti, tutte queste ammonizioni non si spiegherebbero si capirebbero se la Confessione doveva essere fatta solo a Dio, in un colloquio personale con Dio, senza accusare i peccati davanti al sacerdote. Noi cattolici, ancora oggi, seguendo la prassi bimillenaria della Chiesa, confessiamo i nostri peccati a Dio attraverso i sacerdoti.<O:P> </O:P>

    Credo che con queste ultime riflessioni possiamo considerare giunta al termine la nostra conversazione. Che cosa ci resta di quel che abbiamo detto?<O:P> </O:P>

    Suggerisco due considerazioni, tra le tante possibili: anzitutto, un preghiera di ringraziamento a Dio per averci donato, attraverso il Sacramento della Riconciliazione o Confessione la possibilità di ottenere con assoluta certezza il perdono di Dio per i peccati che abbiamo commesso. Poi, ci resta la consapevolezza che quando andiamo ad inginocchiarci dinanzi al sacerdote per accusarci dei peccati e chiederne la remissione, noi ci comportiamo come vuole il Signore, il Vangelo scrive e i cristiani hanno sempre fatto.<O:P> </O:P>

    Giampaolo Barra.<O:P> </O:P>

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    Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 16.59
    Carissimi, ciao a tutti. Scusate la mia assenza ai vari forum ma ultimamente ho poco tempo a disposizione causa impegni in famiglia....  leggevo questo forum sul Sacramento della Confessione e mi sono ricordato che tempo fa avevo scaricato da un sito delle storielle che facevano meditare su questo. Ve le propongo.....  buona lettura.
    Prima storia
    C’erano, nella nebbiosa Padania, un uomo ed una donna. Il loro incontro aveva avuto effetti folgoranti. L’amore era nato a prima vista. Si incontravano sempre in una delle stazioni di Milano, in mezzo ai pendolari. Pochi attimi, ma intensi. Un bel giorno il lavoro (e quindi l’occasione di incontrarsi) finisce. Allora dicono: "Dobbiamo vederci da soli, per conto nostro!" Idea giusta ed opportuna! Ma l’affetto gioca, talvolta, brutti scherzi. Fissano la data; si dimenticano di precisare il posto.
    L’uomo si presenta, tutto ben tirato, alla stazione Centrale di Milano. La sua amata lo attende, per ore, nella stazione di Porta Garibaldi. Non si erano scambiati il numero di telefono. L’incontro non avvenne mai.
    Mi viene in mente questa storia pensando alla Confessione. Diciamo a questo proposito: "Sono disposto a confessare il mio peccato a Dio; non ho nessuna intenzione di enumerare le mie colpe davanti al prete". Il problema è lo stesso della storia sopra narrata: qual è il luogo fissato da Dio per l’appuntamento? Dio si è reso visibile in Cristo. Egli ha mostrato il perdono del Padre nelle parole, nei gesti suoi, ma soprattutto nella sua morte e risurrezione. Vale ora per noi ciò che l’angelo diceva alle donne: "Voi cercate Gesù di Nazareth? Non è qui. È risorto, Andate dai fratelli: là lo vedrete!" (Mc 16,7; Mt 28,5-7). La comunità è il luogo dell’appuntamento. Cristo si presenta puntuale all’appuntamento. Viene, effonde il suo Spirito, dice: "Pace". Mostra da dove nasce la remissione dei peccati: il suo costato trafitto. Come Tommaso anche noi, mediante la fede e i sacramenti, possiamo toccarlo (cf. Gv 20,19-31).
    Perché mi confesso? Perché Dio è diventato uomo e si fa incontro a me, nel mio tempo, mediante gli uomini. Dio è disceso; si è fatto incontro. Gesù è il suo nome, la sua presenza. Lo si incontra e lo si vede dentro e mediante una comunità di peccatori. Essa ripete i suoi gesti. La salvezza non è vaga illusione. Non è un puro ripensamento o un ritorno sui propri passi. È accoglienza della Buona novella, è rito, è parola umana, è riconciliazione visibile. La Chiesa è come il buon samaritano. Si fa prossimo a noi, fascia le nostre ferite (cf. Lc 10,33-34).
    Perché mi confesso alla Chiesa? Perché cerco il Cristo. Voglio ricevere il suo Spirito e vivere il passaggio da morte a vita. Mi interessa la sua "pace". C’è un luogo predisposto da Dio per me. Il Padre vuole che io vada dai fratelli, ascolti le Scritture, riceva il perdono mediante l’imposizione delle mani.
    Se io pretendo di "confessarmi davanti a Dio" mi creo io un idolo. Resto dentro l’ambito di una sensazione. Con la comunità io arrivo invece all’esperienza. Ci sono infatti, nel percorso di conversione e nel rito sacramentale, tutti i segnali oggettivi che mi rivelano la presenza del Risorto: la comunità, il prete, le Scritture, l’invocazione dello Spirito (SC 7).
    Dio ha fatto tanta fatica a venire sulla terra e a collocarsi al centro degli uomini; noi ora vogliamo ricacciarlo in cielo. Ci figuriamo un "Dio grande": non accettiamo che lui si riveli (e si nasconda) in un "modesto confessore".
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    (Teofilo)
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    Gender: Male
    00 1/12/2010 10:28 AM
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    Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.06
    La nave e la gru
    C’era una volta una nave. Era grande, era bella, era piena di passeggeri. Scivolava sulle onde. Non faceva avvertire alcun sussulto. Un giorno arrivò nei pressi del porto.
    Ad un certo punto, si udì come un boato. La nave aveva urtato contro il fondo. Le macchine andavano "avanti tutta", ma la nave non si spostava.
    Si lanciò l’appello. Vennero allora due navi. Una si pose davanti ed una si pose dietro. Si sentì un brusco scossone. La nave si muoveva. Andò in avanti, adagio. Si accostò alla spiaggia. Poi si incagliò di nuovo. Non si riuscì a farla muovere.
    Qualcuno ebbe una luminosa idea: "utilizziamo una gru; la facciamo accostare da riva". Si fece così. Arrivò una gru, gigantesca, forte. La nave venne imbracata. Si cominciò a sollevarla. Poi, all’improvviso, ecco uno schianto: la gru si era abbattuta sulla nave. C’erano tanti curiosi sulla riva. Per anni, anche i turisti videro la nave e la gru che formavano un unico groviglio di rottami.
    Mi viene in mente questa storia pensando alla Confessione. Il problema, in tutti e due i casi, è "aggrapparsi", "essere risollevati". Non basta una forza di pari livello (un’altra nave, una gru) per disincagliare il peccatore.
    Per guarirci dalle malattie basta il medico.
    Per risollevarci dalle turbe è sufficiente lo psicologo.
    Per rimettere i peccati ci vuole Dio.
    Solo lui ci cambia dal di dentro. Solo Gesù può regalarci il suo Spirito e creare in noi un cuore nuovo. Psicologi e psicanalisti ci guariscono; solo Dio ci salva.
    Non esiste una salvezza self-service del tipo: io mi pento, mi riconcilio, offro anche una eventuale soddisfazione. In questo caso è il super-io che funziona da gru. Però ricade pesantemente su di noi. La Riconciliazione viene dall’alto. Dio la vuole; il Cristo la realizza. Ce la porge dentro e mediante una comunità. In quel "luogo" noi andiamo, manifestiamo la nostra malattia, incontriamo il medico. Ci aggrappiamo a lui. Egli ci risolleva, ci fa rinascere, ci fa risorgere.
    Il peccato infatti non è una macchia esteriore.
    Non è pura trasgressione di una legge.
    Non si espia con riti umani o sensi di colpa.
    Il peccato si identifica con noi. È la condizione storica di divisione interiore, di durezza di cuore, di opacità della vista (cf. Rm 7). La sola unica, radicale terapia è la croce. Riconosciamo che Gesù ha preso su di sé il nostro peccato.
    La riconciliazione non è il puro ritorno in sé. È l’aggrapparsi a qualcuno (Cristo) che è esterno, è Figlio di Dio, viene dal cielo.
    La liberazione dal peccato non è pura pacificazione con noi stessi. È regalo sicuro, è salvezza storica, comunitaria, visibile. Non è una questione morale ma teologica. Abbiamo smarrito Dio. Tutta la nostra vita è salvata anche in una "modesta confessione".
    Al centro del rito non stanno i nostri sbagli o errori o neanche i nostri peccati. Se questo orizzonte svanisse, non resterebbe più nulla. Al centro sta l’amore inesauribile, potente, eterno, fedele di Dio, che si è espresso nella Pasqua di Gesù (cf. Rm 8,37-38).
    Tutto ha l’andamento di una festa per un ritorno (cf. Lc 15,11-32). Abbiamo smarrito la nostra famiglia, la Chiesa. Essa ci riammette. Avevamo ricevuto dalla comunità la vita, con il Battesimo. Essa, invocando lo Spirito, ce la restituisce. La nostra esistenza è tutta dentro il suo ambito. È lei che ci battezza, imbandisce per noi la mensa della Parola e del Pane. Da lei riceviamo il perdono di Dio.

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    Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.10
    Simone e Giuda
    Questa storia è narrata nei Vangeli (Mc 14,66-72; Mt 26,69-75; Lc 22,55-56). Due personaggi sono posti a confronto all’interno della passione di Gesù.
    Simone tradisce Gesù: lo rinnega. Afferma con giuramento di non averlo mai conosciuto.
    Giuda vende il Signore. Lo fa forse per denaro o forse per motivi politici.
    È difficile dire chi dei due (Simone o Giuda) abbia peccato di più.
    La differenza sta nel "dopo".
    Giuda è tutto preso dal senso di colpa. Pensa che il suo peccato sia più grande dell’amore di Gesù. Il senso di colpa lo conduce a togliersi la vita. Tutta la sua attenzione è rivolta a se stesso, al suo peccato.
    Simone incrocia lo sguardo di Gesù. Allora fugge e piange amaramente. Pietro è la figura del senso del peccato. Percepisce di avere tradito un amore. Sente che Gesù gli resta fedele. Riconosce la sua meschinità. Capisce che Dio può tutto. L’amore di Gesù è ben più grande del suo peccato. Sente che il Signore gli tende la mano. Egli è all’inizio di una vita nuova e divina.

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    Consiglia Elimina    Messaggio 14 di 14 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.15
    Una festa o una improvvisata?
    C’erano due famiglie mafiose. Si erano sempre odiate cordialmente. Ognuna di loro rispondeva, colpo su colpo, ogni volta che qualcuno dei "suoi" veniva ucciso.
    Ma, un bel giorno, un ragazzo di una delle due famiglie incontra una ragazza dell’altra famiglia. Nasce subito un affetto profondo. Continuano a frequentarsi, nonostante l’opposizione dei genitori e nonni. Alla fine decidono di sposarsi. Dicono ai loro parenti: "La guerra è inutile; lascia sul terreno solo morti e feriti; non possiamo in eterno contrapporci". Il discorso piace: tutti sembrano convinti e persuasi.
    Arriva il giorno delle nozze. È una festa solenne. Tantissimi sono gli invitati, spropositati i regali. I capi si scambiano i brindisi e gli auguri.
    Ma capita un incidente. Un uomo fa un "complimento" non proprio educato ad una donna dell’altra fazione. Ella va a riferire tutto a suo marito. Egli si presenta, estrae la pistola. "Risolve" così, a modo suo, la faccenda. Nasce una colluttazione generale. I tavoli vengono rovesciati. Tutto finisce con una strage.
    Mi viene in mente questa storia pensando alla Confessione. Talvolta si pretende che ci sia "la festa" e non si sono riconciliati gli animi. Si presume di chiedere perdono a Dio, ma non si pone prima alcun gesto concreto di scusa ai fratelli. Si va dal prete per non andare dalla moglie o dai figli o dai colleghi. C’è la Confessione, ma non esiste alcun segnale di conversione. Si vuole il Sacramento, ma non si vuole la Parola. Si carica tutta l’efficacia sul rito; non si perde tempo per sentire il Dio misericordioso che "si rivolge a noi" e parla nel cuore. Si sono infrante tante relazioni (con se stessi, con Dio, con il prossimo): si rimettono insieme le cose quasi si trattasse di cocci infranti.
    Lc 15,11-32 narra il percorso verso la festa. Essa è grande, vera, autentica perché prima c’è tutto il percorso: l’andare via, lo smarrire il Padre, il provare il sapore della morte, il rientrare in se stessi, l’incamminarsi in direzione opposta, il sentire il visibile abbraccio di Dio, il vedere i fratelli nella gioia.
    Pace e bene a tutti, °Gino